Pillole d'Arte

 
 
Home  |  Chiudi  

 
(Fonte : Albo artistico napoletano - 1853)

CRISTO E S. TOMMASO

Gruppo di Giuseppe Sorbilli

( Alto palmi 7 )


Essendo riapparito Gesù a’ suoi discepoli dopo la sua morte, fra questi non si trovò in quel momento Tommaso Didimo, uno di loro. Ora avvenne che quando i discepoli che avevano veduto Gesù, glielo annunziarono, Tommaso rispose: - Se prima non vedrò nelle sue mani il segno della trafittura dei chiodi, e non metterò la mia mano nel suo costato, non crederò. Dopo otto dì venne Gesù in mezzo ad essi, e v'era anche Tommaso, e gli disse: - Tommaso, poni il tuo dito qua, e vedi le mani mie, e porta la tua mano al mio costato, e non essere incredulo, ma fedele. - Tommaso rispose : - Signor mio, Dio mio ! - E Gesù : Perchè vedesti, hai creduto. BEATI QUELLI CHE NON VIDERO E CREDERONO. Così nell'Evangelo di S. Giovanni al capo XX è raccontato il fatto che forma il soggetto di questo gruppo. Ora a me è paruto sempre vedere in questa ostinazione di Tommaso a non credere, se prima non vedeva e toccava con mano, (lasciando di misurare col guardo tutta la profondità dell'alto mistero ) paruto sempre, dico, vedere come effigiata la filosofia del senso, la quale non ammette se non le cose che vede e tocca con mano, e non s'arrende alla verità che dopo aver ottenuta la pruova sensibile per isperimentale giudizio. Onde la sapienza divina tuona : - BEATI QUELLI CHE NON VIDERO E CREDERONO. Ma questo mio pensamento non ha che far nulla con l’arte, nè col modo giudizioso, con cui il nostro giovane artista ha rappresentato questa storia in un gruppo. In esso a scelto il momento che Tommaso, preso da maraviglia e da sacro timore, va per compire quello che gli comanda il divino Maestro, quantunque par che esiti e tremi nel farlo. Queste cose sono espresso nel groppo assai bene, formate da Tommaso, che stende la mano, piegando parte delle dita a toccare il segno della trafittura, e da Gesù, che apre le braccia con mansuetudine divina, facendo vedere nelle sue mani il segno della trafittura de' chiodi; ammonendo senza sdegno l’incredulo discepolo : - BEATI QUELLI CHE NON VIDERO E CREDERONO !

Le figure sono di grandezza alquanto maggiore del naturale, ed hanno grazia e movenza da doversi lodare, ricche di be' partiti di pieghe, dove con grande accorgimento ed industria ha cercato di far lo scultore che si vegga la differenza del panno che veste Tummaso, e della tunica del Salvatore. In generale l'artista s'é studiato che un certo contrasto ed antitesi fra la materialità e la spiritualità, fra l’umano e il divino si lasciasse scorgere nelle due figure , che ha bene insieme aggruppate. Ancora a me pare che molta lode gli si debbe attribuire per avere serbato il carattere sacro di tutta la sua composizione. Della quale favorevolmente hanno giudicato i maestri dell'arte. Essendo il gruppo formato di due sole figure, la difficoltà più grande consisteva nel saperle bene unire insieme tanto che soddisfacente riuscisse la intersecazion delle linee. E pare che questa difficoltà abbia superata l’artista. Ma noi non entreremo in altri minuti particolari, perchè delle ragioni peculiari dell'arte non hanno il dritto di discorrere che soli gli artisti. Ed altro non diremo, se non che essendo questo soggetto stato per la prima volta oggi trattato in iscultura, il giovine SORBILLI, provvisionato per Roma da S.M. il Re, Signor Nostro, ha saputo assai bene corrispondere alle belle speranze che s’erano già di lui concepite.



Michele Baldacchini