Andrea Appiani


Milano, 23/03/1754 - Milano, 08/11/1817

Nato a Milano il 23 marzo 1754 da una famiglia oriunda di Bosisio, morto in Milano, dopo quattro anni di infermità, l'8 novembre 1817.

Per essere il maggiore ed il più tipico dei pittori italiani del periodo neoclassico, il suo nome è usato per indicare tale periodo. E' gloria sopra tutto milanese per l'ambiente dove si svolse; ma è gloria nazionale anche perché il suo nome è legato ad un fecondo momento di risveglio e di speranze della storia d'Italia. Egli fu infatti il geniale esaltatore del Regno italico fondato da Napoleone. I contemporanei lo chiamarono «il pittore delle grazie».

Riprese l'arte della pittura a fresco, già vanto della Lombardia. Più che ai suoi mediocri maestri De Giorgi e Giudici, egli deve la sua capacità esecutiva all'esempio e alla tecnica di Knoller e di Traballesi. La sua ispirazione viene dal Correggio a Parma e da Raffaello a Roma e la eleganza dello stile ed il gusto del colorito pur senza rappresentare una audace e novatrice originalità lo isolano fra i suoi contemporanei infetti di statuaria teatralità e di classica freddezza.

Egli segna una felice ripresa della chiara serenità dell'antica scuola lombarda che le influenze secentesche della scuola spagnola e della bolognese avevano oscurata. La più parte delle sue opere è chiusa nella vecchia cerchia della sua città, eppure nella sua città egli è più famoso (di una fama tradizionale e popolare) che davvero conosciuto.

Arricchì di affreschi la chiesa di Santa Maria presso San Celso la Villa Reale e il Palazzo Reale di Milano e la Villa Reale di Monza (i cartoni di alcune di queste maggiori decorazioni rappresentano già un convincente documento d'Arte, particolarmente interessante, e sono conservati nella Galleria d'Arte Moderna di Milano); fu in Milano abbracciato e baciato da Napoleone e a Parigi invidiato dal David.

Al suo funerale, nella chiesa della Passione, in una solenne orazione, il Berchet salutava «la gloria del suo nome», che non valse però a conservare le ossa andate disperse, come quelle di altri illustri milanesi, nel cimitero di San Gregorio.

I dipinti a fresco e ad olio dell'Appiani, perché condotti con una magistrale sicurezza e probità di tecnica, godono di una rara conservazione. Non pochi ritratti del generale Bonaparte, di Napoleone imperatore e re, della sua famiglia, e quadri di soggetto, andarono dispersi o distrutti al ritorno degli austriaci.

Della sua copiosa produzione, sono da menzionare: "Apollo con le Muse sul Parnaso"; "Napoleone che getta un ponte sul Danubio"; "La Natività di Gesù"; "Episodio di storia romana"; "Incontro di Giacobbe con Rachele"; "L'incoronazione di Giove" alla Galleria d'Arte Moderna di Milano. "Toletta di Giunone", nella Galleria Tosio di Brescia "Madonna con Bambino"; "Ercole che consegna Dejanira al Centauro Nesso"; "Autoritratto" e "Il ritratto di Ugo Foscolo" nella Regia Pinacoteca di Brera a Milano; "Ritratto della Marchesa Porro Lambertenghi Serbelloni"; "Ritratto del Nob.Stefano Mainoni"; "Ritratto di Giambattista Bodoni"; "Ritratto della cantante Grassini" quello della "Contessa Margherita Grimaldi Prati" nella Pinacoteca Comune di Treviso e il "Ritratto di Marianna Waldstein di Santa Cruz" a Roma all'Accademia di San Luca; "Ritratto del musicista Bonifacio Ascoli"; "Ritratto di Mons. Bonsignori Vescovo di Faenza"; "Baccante"; "Gli Dei Dell'Olimpo"; "Ercole e Venere"; "Boez e Ruth".

(A. M. Comanducci)