Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - n° 253 - Gennaio 1916)

 

In memoriam - Alfredo d'Andrade

 

E' morto recentemente a Genova, a 76 anni, questo architetto-pittore che fu una delle più belle tempre di artisti di questi ultimi tempi in Italia e perchè profondamente coscienzioso e perchè fervidamente fecondo nel suo ininterrotto lavoro di studio appassionato ai nostri antichi avanzi di bellezza.

Di famiglia portoghese, venuto in Italia verso il 1860, fu pittore del gruppo di artisti ribelli alle tendenze accademiche a Roma prima e a Firenze e in fine a Genova. I suoi studi d'arte gli resero amici i migliori pittori d'allora che nell'insieme di tante mediocrità dominanti sapevano esprimere in nuove forme e nuove aspirazioni le tendenze arditamente innovatrici del loro spirito. Ma l'opera sua di pittore si trasformò o meglio si completò poi con l'opera di architetto e di archeologo.

Chi vide ed ammirò in una sala della bella Mostra d'architettura all'Esposizione di Milano del 1906, prima che l'incendio distruggesse molti di questi suoi studi, la mole di questo suo appassionato lavoro di analisi delle opere d'arte e d'architettura antica sopratutto piemontese e portoghese e in modo speciale del Medioevo e del Rinascimento, non potè non rimanere sorpreso come dinanzi ad una raccolta infinita di elementi pregevoli, interessanti, talvolta preziosi.

Appariva egli in quella vastissima raccolta come pittore e come architetto, accoppiando acquerelli e studi ad olio di esterni di castelli medioevali o di sale baronali quattrocentesche, insieme a schizzi di minuti particolari decorativi: serrature, chiavi, bandelle, cardini. In tal modo la sua attività si poteva considerare sotto due aspetti: lo studio minuzioso e sottile più d'archeologo forse che di architetto di tutte le costruzioni guerresche e dei castelli del Canavese, di Val di Susa e di Val d'Aosta; le reminiscenze e i frammenti decorativi di fregi e particolari raccolti nelle sue peregrinazioni artistiche d'Italia. Il primo studio lo aveva condotto alla creazione del bellissimo Castello e Borgo Medioevale in Torino: il secondo gli aveva radunato una quantità innumerevole, magnifico materiale di studio, di elementi ornamentali relativi a costumi, tipi, vesti, mobili, lavori in ferro ed in legno, vetrate, vasi, maioliche.

Mostrava in quella raccolta una visione completa della vita italiana antica, dagli albori al più bel quattrocento, con gli studi sui castelli di Fénis (da lui acquistato e donato allo Stato), di Chambave, di Nus, di Ussel, di lssogne; esponeva la sala baronale del Castello della Manta a Saluzzo, bruna e suggestiva nella fila severa dei cavalieri armati che la cingono; raggruppava con amorosa cura vividi fregi decorativi di Parma, di Orvieto, di Arezzo, di Genova; presentava schizzati con mano sapiente, portali, finestre, botteghe di Ferrara e dell'Umbria.

Ed il suo scrupolo di architetto e di archeologo si rivelava nella nitida precisione del disegno, trattato con esattezza mirabile, senza inutili lenocini di forme e di aggraziamenti tendenti solitamente più che ad abbellire il disegno a svisarne la precisa espressività.

Come architetto era degnissimo Sopraintendente ai Monumenti di Liguria e di Piemonte e da lui furono studiati e compiti, fra moltissimi altri, i due bellissimi restauri del Priorato di S. Orso ad Aosta e del Palazzo di S. Giorgio a Genova. A memoria di lui, così artista di pensiero e di animo, è da sperare gli amici e ammiratori vorranno, anche ad onore degli studi d'arte antica in Italia, rendere pubbliche in un'opera degna la sua attività prodigiosa e la conoscenza che egli ebbe del nostro passato, dopo averlo tanto amato e vissuto.


Luigi Angelini