Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - nr 227 - Novembre 1913)

"Parisina" di Gaetano Previati


L'editore Enzo Sonzogno ha affidato un'illustrazione di Parisina - D'Annunzio-Mascagni - a Gaetano Previati. Nessuno più del Previati poteva sembrarne degno. L'artista ha condotto l'opera sua con l'intento di esprimere in una successione di quadri - cinque - tutta e sola la linea passionale della tragedia. E questo allo scopo, penso, di offrire una concezione intera e perfetta pure a chi, nonchè giudizio formato, nemmeno abbia conoscenza della produzione poetica e musicale. Non, dunque, riproduzione di scene ma raffigurazione di tutta l'opera nella sua viva sostanza; non pedissequa ripetizione inutile di quello che altri ha già detto, ma personale, diversa, nuova opera d'arte. Previati ha prodotto, per sè, opera d'arte a sè.

La Parisina di Gaetano Previati — si può ben dire che abbiamo una Parisina di Previati prescindendo da quella di D'Annunzio e Mascagni - si affaccia all'emotività dell'osservatore abbinando l'elemento cromatico con quello sentimentale: l'uno si sovrappone all'altro, se ne compenetra, vi si unifica, lo accentua e ingagliardisce. La "visione della passionalità del fatto" - non so definire altrimenti questi cinque quadri - si manifesta così in duplice aspetto con intendimento di perfetta unità espressiva.

Ogni rapporto di luce, in Parisina, si accompagna ad ogni uno dei cinque momenti che sono apparsi al Previati necessari e sufficienti per rendere questa "visione di passionalità del fatto". Ecco, mentre Nicolò s'intromette per troncare un diverbio d'Ugo e Parisina, piovere sulle figure luce mista d'ori viole e sangue da un cumolo di nuvole al tramonto — ecco, quando l'amore vince l'odio, fra tende purpuree, lontanare magnifico il mare sotto il tumultuoso color perso del cielo - ecco, nella Santa Casa di Loreto, per l'offerta della spada, raggiare l'altare — ecco la sorpresa nell'alcova illustrata dall'immane fiocco fiammeo delle fiaccole portate dai torcieri — ecco la materna disperazione di Stella dell'Assassino ferita — punita? — dal raggio di luce balenante sulla scure alzata del giustiziere.

Ciascuno dei cinque quadri ha la sua luce per parlarvi. La parola è alla luce.
Bisognerebbe, di codesta dominatrice, ricercare per ciascuna di queste tele i dettagli: i più minuti, dimostrerebbero di rispondere ad un'intenzione di ordine sentimentale. Sarebbe, ad esempio, agevole cercare espressioni e loro diversità e forze attraverso le luci accese dalla vampa dei torcieri e trovare che — a ricordar poco e male — la violenza di Nicolò, lo smarrimento di Ugo, la dedizione di Parisina ed altro, ad esse e soltanto ad esse è dovuto. Così, ancora, per l'ultimo quadro di cui non può in nessun modo apparire, senza i colori, la perfezione mirabile. Qui tutto, la linea e il colore, le luci e le ombre, l'ambiente e le persone e le espressioni di queste e il carattere di quello, si trova in così esatto rapporto da lasciar perplesso chiunque si renda pure inesatto conto dello sforzo creativo che deve essere stato necessario. Quanto al valore artistico, formale espressivo, bisognerebbe parlare di questo quadro cominciando a definirlo: un capolavoro.




Giannetto Bisi