Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - nr. 271 - Luglio 1917)
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TRE GIOVANI ARTISTI DELLA SARDEGNA

(Giuseppe Biasi - Raoul Chareun - Edina Altara)

  



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Tra le numerose e varie mostre personali e collettive d'arte, che, durante il primo semestre dell'anno in corso, hanno successivamente e talora contemporaneamente richiamata l'attenzione del pubblico milanese, una delle più interessanti e più attraenti per savoroso accento di novità, è senza dubbio riuscita quella, allogata per cinque o sei settimane nella Galleria del Cova, in cui figuravano le opere assai leggiadre e caratteristiche dei tre giovani artisti di Sardegna che piacemi di presentare oggi ai fedeli miei lettori dell' Emporium.
Questa triade, la cui giovanile freschezza di visione e la cui disinvolta vivacità di esecuzione riescono ad accaparrarsi di prim'acchito le simpatie degli intelligenti d'arte ed anche dei profani, sempre quando non siano ingrettiti da pedanteschi pregiudizii di scuola, è fermata da un pittore, da un illustratore e da una decoratrice.

Il primo di essi si chiama Giuseppe Biasi e ha circa trent'anni. Egli non può, come gli altri due, essere considerato un esordiente, avendo esposto e non senza successo, durante l'ultimo Iustro, a Venezia, a Roma ed a Milano e, nella sua abbastanza matura cerebralità di osservatore, riproduttore e trasfiguratore della realtà, egli idea, compone, disegna e colorisce i suoi quadri ad olio e a tempera con limpida e sicura coscienza e seguendo i dettami di un particolare suo programma d'arte. Se e da mettere in guardia contro qualche cosa è contro la facilità di pennellata, che, rendendo fin troppo sovrabbondante la sua produzione, potrebbe, se non infrenata in tempo, riuscire perniciosa all'ulteriore e progressivo sviluppo di essa, che già più di una volta si desidererebbe più ricercatamente elaborata e più diversificata da tela a tela, sia nelle figure messe in scena, sia negli sfondi di paesaggio e nei particolari.


II secondo, il quale si chiama Raoul de Chareun ma ama firmarsi col pseudonimo di Primo Senopico e non ha ancora ventisette anni, rivela, nei minuscoli suoi disegni lievemente acquerellati, un'intelligenza sottile ed arguta, che quasi sempre, prima che la mano avvicini matita o penna alla carta, possiede abbastanza chiaro nella mente il concetto di ciò che su di essa proponesi di figurare. Non ogni volta però sa trovare i mezzi adeguati, l'equilibrio di composizione e la fermezza di segno per dare a quanto egli ha ideato precisa completa e persuasiva estrinsecazione.

La terza, Edina Altara, è una fancitilla appena diciottenne, la quale ci appare subito dotata di uno squisito istinto decorativo, sussidiato quasi sempre da un elegante buongusto nel segnare le sagome degli oggetti e dei personaggi da lei voluti raffigurare e da un gradevole senso cromatico nello stabilire i rapporti delle tinte piatte, di tonalità ora cupe ed ora accese, di cui per solito ella aria servirsi.
Avendo incominciato per puro giuoco a costruire, con cartoncini ingegnosamente ripiegati e poi colorati a mano, graziosissime figurette di bestie, di bimbi, di donne e di uomini della campagna sarda, si e trovata un bel giorno trasportata, senza né volerlo né saperlo, nel giardino incantato dell'Arte. Ed ora che altri le hanno aperti gli occhi, ella per rendersi affatto degna di rimanervi e per riuscire a giovarsi, non soltanto più e meglio di quanto avesse fatto a bella prima, ma anche abbastanza coscientemente, dei preziosi doni largitile dalla Natura, tenta di continuo, con fortunata spontaneità, altre prove, componendo addirittura, con strisce di carte colorate, quadretti di costumi contadineschi o di vita infantile, ed altre prove più ardue e più complesse è da sperarsi the voglia tentare in seguito.

Tutti tre questi giovani artisti sono nati in Sardegna e vi hanno trascorsi gli anni ingenui e beati dell'infanzia e dell'adolescenza. Tutti tre sentono un vivo e schietto trasporto per la pittoresca terra che ha dato loro i natali e che, quasi sconosciuta fino a qualche anno fa dalle altre provincie d'Italia, ci è stata fatta comprendere ed amare, mercè i suoi vigorosi e bei romanzi, da Grazia Deledda, cosi come, prima di lei, con romanzi, novelle e drammi, Giovanni Verga e Luigi Capuana ci avevano fatto conoscere comprendere ed amare la Sicilia rusticana e Gabriele d'Annunzio l'Abruzzo montanaro e marinaio. Tutti tre, ma in ispecial modo il Blasi, trovano un grande compiacimento a rievocare, col disegno, coi colori o con la plastica, i contadini, i pastori ed i pescatori della loro isola diletta nelle loro bizzarre costumanze, nelle loro tipiche pose e nei loro fastosi vestiti da festa.
Nato trent'anni fa a Sassari, Giuseppe Biasi, dopo avere compiuto gli studii classici nella sua città natale, entrò nell'Università di Roma e vi si addottorò in giurisprudenza. II suo destino non voleva però che egli indossasse la toga ed esercitasse la professione d'avvocato, che nel suo sangue si era insinuato fino dagli anni della prima adolescenza il virus dell'arte ed il rapido disegnatore di schizzi grotteschi dei banchi delle classi ginnasiali e liceali diventò, durante gli anni degli studii universitari, il mordace caricaturista di alcuni giornali di Roma, La Patrice, L'Italie e sopra tutto L'Avanti della domenica, per poi riuscire il fortunato vincitore di due o tre concorsi di copertine a colori del simpatico Giornalino della domenica, fondato e diretto da Vamba.

Dalla caricatura e dall'illustrazione a colori il Blasi passò risolutamente alla pittura dei quadri ed uno di essi ottenne nel 1909 il non facile onore di venire accolto dalla severa giuria internazionale dell'esposizione di Venezia, mentre tre altri di più accorta disposizione e di più gustosa fattura, ottenevano, nella mostra dei Secessionisti romani del 1913, un successo oltremodo lusinghiero presso i buongustai, successo che fu riconfermato, per merito di altre opere non meno pregevoli e caratteristiche, nel 1914 tanto a Roma quanto a Venezia e nel 1916 a Milano, in occasione della mostra pel premio Principe Umberto.

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