La mostra di Telemaco Signorini   (Pagine 16 )      Fonte : Emporium - nr 385 Gennaio 1927

{\rtf1\ansi\ansicpg1252\deff0\deflang1040{\fonttbl{\f0\fnil\fcharset0 Arial;}} \viewkind4\uc1\pard\fs24 LA MOSTRA DI TELEMACO SIGNORINI \par venticinque anni dopo la sua morte, Firenze celebra oggi la memoria e l'opera di uno dei suoi figli pi\'f9 degni. Venticinque anni sono un lasso di tempo pi\'f9 che sufficiente a sfrondare molte glorie e gloriole, ma non sempre bastano a rivendicare glorie e memorie trascurate e non giustamente apprezzate ai loro tempi. Telemaco Signorini stato un grande macchiaiolo, uno dei primi e dei pi\'f9 significativi, ma la memoria di lui, viva ancora fra gli amici e gli artisti che lo conobbero e lo amarono, era, per molti, \par pi\'f9 viva per la sua attivit\'e0 letteraria e polemica, per il suo spirito, per le battaglie combattute in difesa di nuovi ideali d'arte, che non per l'opera sua che era poco e male conosciuta. Nocque alla sua fama la mancanza d'un'opera complessiva e sintetica che lo rappresentasse nell'aspetto pi\'f9 significativo dell'arte sua e ne raccogliesse i caratteri pi\'f9 personali come in un'affermazione definita e conclusiva, in una specie di testamento artistico da affidare, quando era ben vivo, alla memoria degli nomini pigri. \par La mostra fiorentina, amorosamente raccolta ed ordinata per le cure pazienti di Nello Tarchiani. ci presenta oggi finalmente il meglio dell'arte sua, in una collezione di pi\'f9 che duecento quadri e in una gran quantit\'e0 di disegni e di acqueforti, e ci spiega cosi il miracolo della sua arte e le ragioni per cui il suo nome non \'e8 conosciuto come si merita. La mostra odierna \'e8 per molti una vera rivelazione, per tutti un godimento quale poche mostre retrospettive ci hanno finora concesso. \par \par Il nome del Signorini \'e8 associato a quello di macchiaiolo, ma questa definizione comincia a diventare pesante e ingombrante. Codeste categorie e codeste definizioni appaiono oggi come \par sopravvivenze di momenti troppo lontani per essere ancora vivi, come affermazioni di un passato che non \'e8 morto, ma che si \'e8 evoluto e trasformato e che giorno per giorno ha mutato \par natura e ha dato sempre nuovi e diversi frutti. Bisogna oramai riconoscere che il macchiaiolismo \'e8 solo un punto di partenza: che vi \'e8 stata una pittura Macchiaiola, vi sono state epoche macchiaiole nell'attivit\'e0 \par degli artisti, ma non si puo parlare di artisti macchiaioli, di artisti cio\'e8 fedeli ad una teoria, che ad essa abbiano sacrificato la propria personalit\'e0 e la propria sensibilit\'e0. Il movimento macchiaiolo \'e8 stato \par un movimento di reazione e di ribellione, partiva da una affermazione teorica che aveva bisogno di esempi e di prove, ma era un movimento verso una maggiore \par libert\'e0 e non poteva quindi costringere i suoi patrocinatori ad insistere sulle prove e sugli esempi e a farsi gli eterni assertori di un vero che appena affermato appariva gi\'e0 ristretto e poteva diventare accademico. \par \par Nella ribellione dei macchiaioli il Signorini ha ritrovato si stesso, ha ritrovato cio\'e8 la possi\'acailit\'e0 di dire ci\'f2 che sentiva con le parole che prime e pi\'f9 spontanee gli venivano sulla bocca, ma di giorno in giorno, di opera in opera, la sua \par visione e la sua sensibilit\'e0 si affinavano e si com\'acpletavano, e le priore, pii& semplici parole dove\'acvano apparire all'artista come incerte e appros\'acsimative. Teorico quanto \'e8 possibile nei discorsi e nelle polemiche, egli era troppo grande artista per non sentire davanti alla visione artistica la freddezza e la vanit\'e0 di ogni teoria. Cosi coi pennelli in mano, davanti alla natura e al vero, per il dono divino della creazione che lo animava, egli doveva sentire l'anima sua vibrare con pieno abbandono, e vedeva il vero con gli occhi puri e ingenui del poeta e del vero artista e faceva \par dell'arte e non della teoria. E arte grande e pura \'e8 in tantissima parte dell'opera sua raccolta in questa mostra. Se molti dei suoi quadri e quadretti e studi sono oggi interessanti e sono considerati e studiati come documenti del movimento dei inacchiaioli e come tappe del suo continuo rin- novarsi e trasformarsi, una gran parte dell'opera sua ci appire cosi libera di preconcetti. cosi se- rena. cosi pura, che si sente in essa l'anima del- l'artista vibrare di gioia nell'atto della crea- zione spontanea e, direi, incosciente. Il suo Continuo rinnovarsi e trasformarsi non \'e8, del resto. il risultato di un bisogno di novit\'e0, n\'e8 sopra- tutto la conseguenza di influenze straniere, ma e la conclusione sicura d'una coscienza che si sv luppa a poco a poco e che era latente fin dalle sue prime affermazioni. e che appare pi\'f9 o meno sviluppata in tutta l'oliera sua. Lo svolgimento \'e8 stato cosi logico che si possono agevolmente ritrovare anche nelle sue prime cose, anche in quelle pi\'f9 decisamente macchiaiole, i germi che dovevano poi lentamente fiorire di tanta spon- tanea bellezza. \par La macchia attirava il Signorini non per ci\'f2 che essa era, ma per ci\'f2 che essa creava, per ci\'f2 che di essa nasceva e per ci\'f2 che la faceva na\'acscere. Era sopratutto il problema, o diciamo meglio, l'incantesimo della luce che lo attirava; la macchia rivelava il problema ma non poteva risolverlo in tutte le sue possibilit\'e0. E per\'f2 il Signorini attraverso l'esperienza della macchia pot\'e9 arrivare alle pi\'f9 luminose e serene con\'acquiste della sua arte. \par La mostra fiorentina che raccoglie in 230 opere il meglio dell'arte sua, e il meglio di ogni momento della sua arte, rivela anche a quelli che conoscevano molta parte dell'opera sua, non solo la continuit\'e0 della sua arte, e il suo svolgersi e il suo divenire, ma anche i caratteri pii) persi\'acstenti della sua pittura, la sua qualit\'e0 essenziale e costante. Guardiamo alle sue cose pi\'f9 antiche raccolte nella mostra: la Convalescente del 1855; il Ponte di Rialto e il Paese della Laguna, del 1856. Gi\'e0 in essi vediamo il fremito dell'artista dinanzi a certi luminismi, a certe vibrazioni \par secondarie della luce che esorbitano dai problemi della macchia. La Convalescente \'e8 dell'anno in cui nacque la macchia, ma essa gi\'e0 preannunzia le migliori conquiste del Signorini; quelle serene armonie di toni, senza violenze di chiaroscuri con quelle vibrazioni di colore che sono state poi la gioia e il tormento dell'artista. Meglio che nella figura, queste ricerche di cromatismo vivo e fremente appaiono sopratutto nei due antichi paesaggi, il Ponte di Rialto e il Paese della La \par della tradizione accademica, hanno, se mai, con\'acfermato ai nostri pittori che arte \'e8 vita, e inculcato il coraggio di dire quello che sentivano, di esprimere quello che vedevano coi loro occhi penetranti e sicuri. quello che vedevano nel vero e quello che vedevano nell'arte del passato, gi\'e0 che il Signorini stesso riconobbe che i macchiaioli non erano poi stati innovatori, poich\'e9 la macchia c'era sempre stata. Il movimento dei macchiaioli era dovuto, dice ancora il Signorini, alla \par \par guna, nei quali pure la macchia si accende di fiamme di luce e di colore che vibrano e tre\'acmano cosi nella penombra come nella luce piena, con una freschezza ancor oggi mirabile e stu\'acpefacente. \par Questi quadri sono del 1855 e del 1856. Ricor\'acdiamo queste date perch\'e8 possono servire a defi\'acnire i rapporti fra i macchiaioli e gli impressio\'acnisti francesi. La questione \'e8 stata posta e di\'acbattuta pi\'f9 volte, ma \'e9 veramente oziosa. Gli impressionisti francesi non hanno rivelato ai macchiaioli toscani una nuova verit\'e0 artistica, non hanno aperto loro gli occhi innanzi ad un vero che essi continuassero a vedere con le lenti \par necessit\'e0 nella quale si trovavano gli artisti d'al\'aclora di emanciparsi dal difetto capitale della vecchia scuola la quale ad una eccessiva traspa\'acrenza nei corpi sacrificava la solidit\'e0 e il rilievo dei suoi dipinti \'bb. \par Bastava che essi si volgessero intorno, senza bisogno di guardare oltre le Alpi, a Firenze stessa, per trovare la conferma di quella grande verit\'e0 che molti credevano aver scoperto nella pittura modernissima di Francia, e il Signorini stesso infatti, che non cess\'f2 mai di essere curioso del passato e del presente, fini per chiamare . mac\'acchiaioli dell'antichit\'e0, il Lippi, Benozzo Goz\'aczoli e il Carpaccio. Cosi, rifacendo ciascuno per \par conto suo e appoggiandosi alla tradizione italiana. il processo che stavano facendo gli impressio- nisti francesi, guardando al Decamps e poi al Troyon e al Corot. ma non dimenticando anche gli esempi pi\'f9 lontani. ma non meno significativi dei toscani del Quattrocento, i macchiaioli man- \par menticata ma non estinta sarebbe stata una ricerca faticosa ed inutile, un fuoco di paglia, se nei macchiaioli non fosse stato un animo ar- tistico pieno di spontaneit\'e0 e di sincerit\'e0, che aveva molte cose da dire, ma voleva dirle con la sua lingua semplice e comune, con le sue parole \par \par tennero la loro ribellione entro i confini della tradizione, richiamandosi ai valori dimenticati che negli antichi apparivano ancora vivissimi e che i pi\'f9 moderni d'Oltralpe avevano pronta- mente ripreso e apprezzato. \par Ma tutto ci\'f2 sarebbe stato teoria e letteratura. Anche il ritorno al passato, alla tradizione dichiare e precise, senza orpelli retorici, aspre talvolta e dure, ma esatte e vive ed evidenti. E perci\'f2 se da una parte i macchiaioli si appoggiano agli impressionisti francesi, dall'altra non hanno dimenticato la loro paternit\'e0 toscana, anzi fiorentina, e con la loro curiosit\'e0, con la loro ricerca della solidit\'e0 e della luce, si ricollegano \par al passato e diventano gli eredi diretti del Quattrocento fiorentino. La mostra Fattori dell'anno scorso, quella di S. Lega di quest'anno a Modigliana, e questa del Signorini hanno valso a meglio lumeggiare l'arte e lo spirito dei macchiaioli e a definire meglio la loro personalit\'e0 e la loro originalit\'e0. Ma ci pare \par Anzitutto le sue impressioni coloristiche veneziane, poi le prime esperienze della macchia e i quadri di guerra, fra gli altri i Cannonieri a Montechiari, che lo rivelarono a Milano nel 1860, poi il quadro della Cella delle Agitate del 1865 che sembra concludere le sue esperienze cosi di soggetto come di forma: dieci anni di ricerche e di tentativi che dovevano rivelare al Signorini s\'e9 stesso, e affinare la sua sensibilit\'e0 cromatica \par che sia anche giunta l'ora di considerare l'arte dei macchiaioli in si stessa e non pi\'f9 solo in rapporto al movimento che essi iniziarono, considerarli cio\'e8 nella loro realt\'e0 e non pi\'f9 nelle loro teorie, nella loro essenza e non pi\'f9 nella loro tecnica. Questa mostra fiorentina dell'opera del Signo- rini aiuta grandemente a quest'opera di chiari- ficazione. \par Le varie tappe della sua attivit\'e0, i vari momenti della sua inspirazione sono nettamente e chia- ramente segnati nell'ordine cronologico della sua opera. \par e dare alla nostra gioia il Signorini luminoso e vibrante degli incantevoli paesaggi di Rioniag- giore, di Settignano, di Careggi e dell'Arno. Tentativi e ricerche egli non tralasci\'f2 mai, non mai si ripos\'f2 nel placido godimento d'una abi- lit\'e0 conquistata sempre curioso di novit\'e0 e di affinamenti, tendeva ad una pi\'f9 completa e pi\'f9 semplice e pi\'f9 efficace espressione, ma a far questo riguardava indietro, e dalle esperienze pas- sate prendeva \par le mosse e l'inspirazione per pro- cedere oltre. Cosi la macchia si sviluppa e si trasforma, la sua squisita sensibilit\'e0 cromatica si affina e accenna a tutte le sue possibilit\'e0 future. \par La veduta di Santa Maria dei I3ardi \'e8 del 1870, ancor tutta ligia alla macchia; di due anni dopo sono i Bovi al pascolo, il Lattaio d'inverno, e il Lavandaie di Porta alla Croce, nei quali la mac\'acchia \'e8 dimenticata in un delicatissimo passaggio di toni che preannunzia i pi\'f9 deliziosi paesi della sua maturit\'e0. Riappare la macchia nell'Uliveta ad Antignano, del 1880, nel Palazzo Nonfinito e nella Via di Edimburgo del 1881, ma ecco, nel I884. le Bigherinaie, tutte luce e freschezza, che preannunziano l'incantevole Pergola a Set\'actignano (circa 1885) frenesia di luce, orgia di sole che vibra con un'intensit\'e0 ed una variet\'e0 stupe\'acfacenti, attraverso la pergola, sul muro bianco ed uniforme. \par Della stessa et\'e0 \'e8 un ritorno alla macchia nel Piancastagnaio, una via nell'ombra,con due figure femminili che staccano sul fondo oscuro, 'neutre sull'ombra si accende la luce sgargiante del sole. \par Quel lirismo di luce, cosi chiaro e sonoro nella Pergola del 1885, riappare nella Pioggia d'Estate del 1886, ma qui \'e8 pi\'f9 contenuto. Sparito il sole, tutto il quadro \'e8 pervaso da una luce soffusa di grigio e di verde che si diffonde e si insinua in trapassi duna delicatezza meravi\'acgliosa, in accordi d'una grazia incomparabile. Sono questi grigi e questi verdi che il pittore amava sopratutto, e che sentiva nella infinita variet\'e0 del vero: con essi egli cantava It sue pi\'f9 ardenti e appassionate canzoni, quegli inni al vero pi\'f9 mutevole che lo affascinava e the riap- pare cosi squisitamente sentito nei suoi quadri di quegli anni fortunati, come le Lavandaie della Diaterma a Pietramala,nei Casolari a Pietramala, nei Bivi al pascolo, nel Giardino a Careggi, nei tanti e tanti quadri e quadretti di Riomaggiore e dell'Arno a Limite, affascinanti di luce e \par di grazia. Accanto a questi quadri di paese nei quali ci sembra di vedere le qualit\'e0 migliori e pi\'f9 complete del Signorini, sono anche i quadri di figura e di composizione, nei quali pure l'artista cerc\'f2 il suo sogno di bellezza, quelle composi\'aczioni pii: grandi come la Cella delle agitate e la Toeletta del mattino, che risentono di una inspi\'acrazione letteraria pi\'f9 riflessa che sentita. Ma anche in queste, quale meravigliosa abiliti tecnica, quale visione personale della scena col suo taglio audace con quegli incroci di linee angolari delle pareti e del pavimento, con quello splendore di vibra\'aczioni cromatiche sempre vive e mutevoli come un vero raggio di sole attraverso un prisma. \par Cosi nei paesaggi e negli interni la luce vibra con un ardore meraviglioso e potente. Questo nuovo impressionismo tutto nostro, tutto to\'acscano \'e8 l'anima stessa del Signorini, \'e8 la gloria migliore dell'arte sua, \'e8 il segno personale della sua pittura. \par E per\'f2 i suoi quadri appaiono oggi pii: vivi e freschi che mai, segnati dalla passione dell'artista che non si spenge col tempo, che di giorno in giorno si fa pi\'f9 sicura e pi\'f9 audace e che oggi ancora ci seduce e ci affascina per la sua bellezza che non \'e8 caduco. \par ART. JAHN RUSCORI. \par }