Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Il Giornale Artistico - 1873    Anno I - Nr. 1 - 16 Febbraio 1873 )

E SEMPRE DEL NERONE

Del pensionato Emilio Gallori

 

L'arte è religione, l'estetica è culto, l'accademia è chiesa, il professore è sacerdote, l'allievo é chierico. Dati ora i personaggi incominciamo la commedia. Il pubblico assiste alle funzioni e se s'interessa, non sempre piangendo come alla Pia di Marengo, ma ridendo, qualche volta, come alle nuvole d'Aristofane, guai! l'accademia allora si chiude come la chiesa per indulto papale. E la democrazia autoritaria che subudora l'ateismo, piange, perchè vede insultato il suo Dio o corrotto il suo popolo. Essa che gli aveva insegnato il libero pensiero lo vede oggi ridere in faccia ad un unto del signore, a un imperatore !.... E fa le meraviglie che il sacrilego chierico sia stato tanto intelligente da modellare una bella figura e sceglier poi un simile soggetto, come se non fosse il soggetto quello che ha fatta bella la figura.

Qualche astrologo di Brozzi fa la scoperta dei difetti di questo famigerato Nerone e ne scrive volentieri al paese, come se i difetti non facessero parte di ogni nostra povera creazione e non fossero anzi la conferma delle qualità potenti dell'ingegno che si innalza sulle mediocrità. I sommi sacerdoti maestri d'accademia non hanno difetti sicuro, ma non hanno neppure qualità, forse l'unica che hanno è quella di far dormire. E l'opera dell'allievo, fra le tante non ha almeno questa qualità narcotica, e fa gridare Ohi! a chi si è desto; avanti giovinotto, l'arte odierna è critica, e tu lo sai, e se nessuno ti urlasse dietro sarebbe segno che non avresti detto nulla. Solamente chi non ha carattere è l'amico di tutti, e solo le generose hanno il dovere di essere convenienti con chiunque le offra il prezzo stabilito.

E qualcheduno ti bacia coi denti facendoti capire che la battaglia che hai data, l'hai vinta e basta .... come se la guerra non fosse eterna, che non è questa opera di transazione, eterna essa pure, e che non sarai mai fratello di chi cammina a rimorchio voltandosi sempre indietro, rimpiangendo il passato, subendo il presente, negando l'avvenire.

E ti si accusa di attentato al pudore da chi si estasia nella più sacra sala della Galleria degli Uffizi, nella tribuna, davanti alle oscene veneri dell'amico di Aretino, il Tiziano. Bisogna assolutamente che chi fa questione di morale non abbia fatte altre ricerche sul decadimento romano, che le necessarie alla scoperta dei tre famosi quattrini di Nerone che, come assicurano le donnine, son buoni a far diventar signore il felice mortale destinato a possederne uno solo. Ne si intende, o si ha per lo meno la mala fede di non volere intendere, che in qualunque disciplina non vi è d'immorale che il falso e che la verità non è immorale mai.

E vero Molière ed è per questo morale, quando la serva d'Orgone a Tartuffo scandalizzato di vederle il seno, risponde che lui nudo piuttosto che eccitarla le rivolterebbe lo stomaco. Ed è falso, ed è per questo immorale, Dumas figlio nella purità verginale di una madre clandestina che concepisce senza peccato sotto la protezione di Madame Aubray. Siate assurdi o sarete immorali e mi farete allora la Madonna nuda, la Venere vestita e Nerone rivisto e corretto ad usum Delphini non più artista qual'era, ma sagrestano della vostra chiesa ad edificazione dei vostri devoti.

Se il morale fosse al di fuori di noi, e non in noi, lo si anderebbe a copiare e avremmo fatta un'opera virtuosa, e così la donna nuda sarebbe sempre immorale e la vestita pudica, ciò che non è vero; e lo stesso si dica del bello, che se qualche estetico mi sapesse dire ove sta precisamente di casa mi offrirei volentieri a fargli gratis il ritratto, che avrei fatto un'opera bella. E tutte queste e mille altre chiacchiere vi sarebbero da fare e mille altre ancora, per dimostrare che il Gallori, il sacrilego allievo, non solo non ha avuto bisogno di farle per produrre il suo Nerone, ma che neppure ha colpa interpretando la storia così, che la colpa è tutta del secolo nostro, che ad onta delle geremiate democratiche e delle paurose approvazioni della stampa, cammina nel realismo in arte, nel razionale in filosofia, nello sperimentale in scienza.

E neppure ha colpa d'avere intuita, un'epoca a dispetto di estetiche lezioni e senza la così detta necessaria cultura; perocchè natura popolando il nostro globo di quel che suol chiamarsi essere umano, lo dota oltre ai cinque sensi del sesto, che Topffer chiama così bene il senso dell'arte. E a chi venne ampiamente dotato da lei di questo senso, è inutile affatto, se non dannosa, la raffinata educazione estetica che così giulebbata ci prodigano i nostri professori nelle nostre accademie. Poichè il sopradetto senso, oltre a tante facoltà che qui non rammenterò tutte, concede pure un sentimento di intuizione a tal grado da far come a Shakspeare intuire con tanta realtà l'epoca romana, ad onta ch'egli avesse una limitata cultura di Plutarco soltanto e di Tito Livio. E mi giovi un esempio contemporaneo.

Un amico mio artista nella intimità della confidenza mi domandava due anni or sono se Galileo fosse stato pittore o architetto e se la guerra combattuta in Lombardia nel 1848 fosse stata vinta dagli Italiani o dai Tedeschi. E credete forse, o autorevoli sacerdoti dell'arte, che in forza di questa inqualificabile ignoranza e della storia passata e della presente, fosse l'amico mio un cattivo pittore, o per lo meno un paziente imitatore della palpabile realtà? Niente affatto. Distintissimo ingegno allora è, ora che scrivo, meritamente celebrato all'estero come insigne pittore. Il movimento istantaneo del riso beffardo dell'ironia o del convulso di una risata, ciò che insomma è più incopiabile per esser naturalmente fugace e mobile in natura, fa tutta la potenza dell'arte sua.

E il sentimento d'intuizione d'un'epoca, prende anche in lui tale sviluppo solo alla vista di un mobile, o di un ritratto, o di una frase celebre di cotesta epoca, da fargliela intuire tutta e renderla colla più grande realtà. E i nostri maestri giurano allora per la straordinaria cultura di quest'artista al punto di credere che l'epoca, poniamo di Luigi XV, l'abbia sgobbata tutta per anni ed anni nelle nostre Biblioteche prima dì darsi al lavoro, e che le lettere di Madama di Sevigné per lo meno debba saperle tutte a memoria. Povero B. . . . tra poco lo nominavo, da che l'ha data a balia la sente nominare oggi questa signora.

Così il Gallori che se sa chi è Galileo e conosce benissimo come dopo tante guerre si sia fatta l'Italia, non è però in arte un archeologo, nè come dissi ha bisogno di esserlo, poichè natura che fa tante belle cose, fece pure quella di dotarlo ad esuberanza di questo sesto senso e di una grande intuizione per conseguenza. E dai recenti scavi di Roma osservò un ritratto di Nerone, nè cotesta fisionomia lo abbandonava nelle lunghe scorrerie fatte oziando per la eterna città e mentre in tutti gli studi e presso tutti i suoi commilitoni in arte ferveva lo sgobbo a produrre giubbe di marquis e sottane di soubrettes per negozianti stranieri, un forte sentimento di intuizione elaborava in lui questa idea del Cesare Romano che poi plasticata con virile evidenza doveva fargli tanto onore. E durante la sacra febbre dell'arte, sapeva benissimo i biasimi e le lodi che solleverebbe il suo lavoro, perocchè chi ha carattere ha coscienza di sè. Se l'opera fosse stata fatta da lui con intendimento di rendersi accetto ai sapienti maestri, non sarebbe di sicuro riuscita così, ma tale invece quale si vede il saggio di chi è stato più buono in un concorso liceale.

Preoccuparsi dunque di un pubblico che dovrà vedere un lavoro, o di un consesso che dovrà giudicarlo, è un paralizzarsi, è un perdere intera la libertà. Così da chi accettò commissione e soldo per scrivere il vero, sentirete o della cultura retorica o delle lepidezze cortigiane, ma non sentirete per nulla la verità.

LO GNORRI.    (Telemaco Signorini)        
 

 

Notizie a pagina 7 dello stesso numero

Il giovane artista Gallori sta lavorando ad una piccola riproduzione della sua statua il Nerone. Questo lavoro ha lo scopo di servire come ricordo agli amici che hanno sostenuto la causa del progresso dell'arte, sostenendo la lotta contro la crociata dei codini, che, costituiti in falange composta di stato maggiore e tamburini — senza reggimenti — ha preso pretesto dalla statua il Nerone per fare la guerra all'arte nuova. Gli amici dal canto loro hanno invitato il Gallori ad una cena per manifestargli la loro soddisfazione del successo avuto, e più ancora per solennizzare un avvenimento artistico, importantissimo, avvenuto appunto in causa dell'ardito tentativo fatto in arte dal giovane autore del Nerone. Noi mandiamo un saluto, veramente di cuore, al giovane artista Gallori, e agli amici che, allo schierarsi in battaglia della parte retrograda armata di batterie con cannoni a sistema Cavalli, rispondono esultando con tranquilla coscienza, e sostengono la lotta, anzi la vittoria, con tanta lealtà e nobiltà d'azione.

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Il Fanfulla pubblicò una protesta firmata da 72 artisti romani, contro il Corpo Accademico fiorentino, per il verdetto negativo che i detti professori avevano dato al Nerone dell'artista Gallori.

Notizia pubblicata nel numero 2 della rivista - 1 Marzo 1873

La sera del 4 corrente nella trattoria La stella d'Italia, ebbe luogo il pranzo — già da noi annunziato nel passato numero — che gli artisti e amici diedero ad Emilio Gallori, autore della statua Nerone vestito da donna. Era un insieme di circa 50 persone, fra le quali figuravano artisti che sono fra i primi che hanno dato ampio sviluppo al vero indirizzo dell'arte. Il pranzo andò regolarmente e con ordine; ed al momento opportuno non mancarono I soliti brindisi. Fu inviato agli artisti romani che firmarono la protesta contro il corpo accademico fiorentino un saluto, con telegramma, al quale risposero tosto gli artisti romani, con altro dispaccio, ricambiando il saluto fraterno.

Fu promossa una sottoscrizione, per azioni di cento lire, allo scopo di fare eseguire in marino la statua il Nerone, e fra i convitati stessi fu raccolta la somma, di lire 1800. Ora le note vanno in giro ed aumentano di firme, e noi facciamo voti acciocchè presto si raccolga la somma devoluta. A spese dei convitati fu ancora deciso di mandare il Nerone alla esposizione di Vienna, non potendo più esserci mandato a spese del governo, a causa del decreto della reale Commissione che esclude i gessi.

In ultimo si estrasse a sorte la piccola riproduzione che il Gallori aveva fatto della sua statua per ricordo agli amici, e la sorte arrise alla signora marchesa Teresa Bartolommei, una sottoscrittrice non presente al pranzo. Dopo di che la seduta fu sciolta alle ore 9, e tutto ritornò nello stato normale.