Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Dedalo - Rassegna d'arte diretta da Ugo Ojetti, Milano-Roma, 1921-22)

La crisi del mercato dell'arte

 

LA CRISI, la crisi, la crisi. Anche gli artisti non parlano che della crisi. Non l'arte, si badi bene, sarebbe in crisi, ma il mercato dell'arte. L'arte è sempre in crisi, cioè in divenire, e nomi e opere e mode e maniere sempre vi tramontano e vi risorgono, e più rapidamente oggi che nei tempi andati. Ma il mercato italiano dell'arte è veramente in crisi? Dato che crisi significa il momento decisivo di mutazione e di passaggio tra due periodi normali, se non di salute, di relativa stabilità, si poteva chiamare crisi la breve e tumultuosa corsa all'arte che sugli ultimi anni della guerra e nei primi anni della pace aveva sconvolto e inebbriato il mercato della nostra arte moderna; non questo ritorno alla tranquillità e al buon senso. Quanti dei viventi (artisti, mercanti, intermediari) trassero vantaggio da quella corsa? Molti meno di quel che si dice da chi adesso piange anche per darvi ad intendere che allora ha riso. Crediamo che se potessimo vedere squadernati sotto i nostri occhi i libri-mastri di tutti i mecenati e venditori e rivenditori d'arte, molte pretese fortune apparirebbero davvero favolose, cioè una favola. Chi visita le più rinomate raccolte, da Milano a Napoli, d'arte italiana moderna sorte in questi anni, contro un Tito, un Gola, un Fragiacorno, e due o tre " giovani ?, trova i Cremona, i Ranzoni, i Mosè Bianchi, i Previati, i Fattori, i Palizzi, i Toma, i Morelli, magari gli Hayez, gl'Induno e i Cammarano a decine. La caccia insomma è stata più ai morti che ai vivi perchè quelli avevano già l'aureola dei beati e davano ai compratori una sicurezza meglio chiusa e sigillata. Il ruscelletto d'oro è finito quasi tutto nei cimiteri: e ai praticelli fioriti di belle speranze ha lasciato poche gocce, di passaggio.

Si aggiunga che i più di questi subitanei e vigorosi " amatori ? si sono tutti innamorati di bellezze del loro paese; e com'è raro trovare un buon quadro del Fattori in una raccolta lombarda, così è rarissimo incontrare un buon Mosè Bianchi nelle raccolte toscane ed è inutile cercare un Previati a Napoli. E ciò è da lodare perchè risponde alla storia dell'arte italiana che è storia tutta regionale. In ogni modo questo impeto, se pure s'è calmato per le ragioni per cui tutto s'è calmato adesso in uno sbadiglio generale tra di fame e di paura, ha avuto effetti che nessuna crisi può abolire. Prima di tutto si sono innamorati dell'arte molti che fino al 1915 o al 1916 non sapevano nemmeno che l'arte esistesse; ed è inutile andare a ricercare le ragioni più o meno disinteressate di questa passione perchè a noi basta la certezza che chi ha comprato. comunque, un quadro, in vita sua ne comprerà un altro: fra due anni o fra dieci, ma di certo lo comprerà.

E anche gli scriteriati che nella ressa hanno comprato per cento quel che oggi vale dieci, resteranno fra i suddetti innamorati perchè all'educazione del gusto niente giova quanto una delusione, pagata in contanti. E poi questi privati cittadini risalendo, in quella passata stagione di caccia, magari fino all'Hayez e agl'Induno, hanno fatto per l'arte italiana dell'ottocento, quello che lo Stato, tra tante chiacchere e decreti, non ha saputo fare da quando esiste a Roma una galleria nazionale d'arte moderna, cioè su per giù, quarant'anni : l'hanno messa in mostra e in valore, come meritava e come, fino al 1915, eravamo soli, o quasi, a dire e a ripetere. Vedrete che, un anno o l'altro, lo Stato finirà ad accorgersene anche lui. Un po' tardi, per chi crede che anche lo Stato farebbe bene ad adoperare i suoi pochi quattrini con avvedutezza e parsimonia come sogliono fare i privati. All'ultima esposizione romana, la primavera scorsa la Commissione degli acquisti per la detta Galleria d'arte moderna propose al Governo la compera d'un ritratto di donna dipinto dal Fattori e d'un gustoso bozzettone di piazza San Marco a Venezia dipinto dal Cammarano. Il proprietario del primo quadro chiese centomila lire; quello del secondo, ventimila. Erario due mercanti, stimatissimi, e dio ci guardi dal rivelare qui quello che sanno tutti: quanto cioè quei due dipinti erano costati loro. Basta pensare al prezzo per cui lo Stato avrebbe potuto avere quei due dipinti dai loro autori o, subito dopo la loro morte, dai loro eredi. Un ritratto di giovane donna, di Giovanni Fattori, altrettanto bello, il Municipio di Firenze se lo comprò, per la sua galleria, nel 1909 al prezzo di lire trecento.

Trecento, centomila : ecco la misura della crisi, della crisi d'allora. Ma la crisi deve essere passata poichè lo Stato non ha comprato nè il quadro del Fattori, nè il quadro del Cammarano; e se a quei critici prezzi ancora, che si sappia, non li ha comprati nessuno.

Ma il bene che la crisi passata ha fatto all'arte è visibile. Adesso, perchè il mercato torni normale, manca una cosa sola: che i "giovani? e, in genere, i vivi dipingano i quadri, mettiamo, come li dipingeva Giovanni Fattori. Quelli che abbiamo interrogati. ci hanno giurato che è cosa facilissima.