Pillole d'Arte

 
 
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Fonte : I miei ricordi - Massimo Taparelli D'Azeglio (Capo Trentesimoterzo)
(Letteratura Italiana Einaudi - Edizione di riferimento : Barbera, Firenze 1891)

... Dieci anni di esposizioni a Brera

 

Nel mio lungo soggiorno in Milano, posso proprio dire di aver lavorato: mi è accaduto in un anno di fare perfino ventiquattro quadri tra grandi e piccoli. Per dare un’idea al lettore della fortuna veramente fantastica che mi proteggeva, dirò che molti quadri, appena venduti, venivano subito ricercati da due, tre, quattro mecenati nello stesso giorno. Trovandomi a Loveno, ricevetti un giorno una lettera del mio caro Grossi, il quale, così dolce, buono per me, si dava più fastidi certo ch’io spontaneamente osassi recargli, conoscendo le sue occupazioni.

« Caro Massimo, il Ferraù è venduto; ho qui cinquanta luigi a tua disposizione. È pur venduto il Bellaggio, e fra due o tre giorni me ne sarà pagato il valore. Il compratore del Ferraù è il conte Tosi. Il Bellaggio non posso dirti da chi sia stato acquistato: il consigliere Gironi me ne ha fatto, non so perchè, un mistero. Basta, quel che preme di conoscere è la faccia del nemico, e questo tra pochi di avrem pur da vederlo! Quest’incognito mecenate voleva anche il Ferraù, ma arrivò tardi: epperò ti prego di fare un altro quadro della dimensione di quello che rappresenta Bellaggio, che gli faccia accompagnatura: il soggetto probabilmente sarà lasciato in tuo arbitrio. Se poi chi paga ne vuol uno di sua fantasia, lo farà saper presto. Non ho parlato di prezzo, ma ormai le tariffe del prestinaio Massimo sono così conosciute, che anche una bambina può andarvi a far la sua piccola provvigione. Ieri Hayez mi disse di essere incaricato dal conte Arese di omperargli il Ferraù! son poi tre. Anche Arese è arrivato tardi. Il Bellaggio mi è pure stato chiesto oggidì dal conte Porro; e anche lui è arrivato troppo tardi! Tu vedi ch’io sono un bravo uomo; in una piccola lettera ti mando i danari, commissioni, e gloria! Se brama di più, il signorino, favorisca spiegarsi! I saluti a Manzoni, i rispetti alla famiglia, a casa Beccaria e alle gentili ospiti di quello. Il tuo GROSSI. Milano, 3 ottobre 1834

Questa graziosa lettera l’ho voluta citare, sebbene sia d’una data assai anteriore a quella che ora i miei Ricordi hanno raggiunto, poichè essa serve senza tante spiegazioni e descrizioni (talune delle quali mi cagionerebbero un imbarazzo naturalissimo) della grande, dirò meglio, della incredibile bontà colla quale il pubblico milanese accolse e festeggiò i miei primi lavori, e venne sempre aiutandomi in seguito. Bisogna dire che non ho mai trascurato la virtù della discrezione. Ne’ primi anni che esposi quadri a Milano, le mie esposizioni furono copiose; ma poi adagio adagio mi eclissai volontariamente; dopo il 1835 mi limitai a produrre da tre a cinque quadri: sicchè non invadevo, non seccavo. Vi fu soltanto un po’ di recrudescenza nel 1837: ma n’era causa il colera dell’anno prima che aveva impedito l’esposizione, quindi un po’ di pletora artistica. La lista delle mie esposizioni a Brera dal 1833 al 1843 è così breve, che posso qui trascriverla, se mai ciò potesse tornar gradito a qualche amico lettore.

 

ESPOSIZIONE DEL 1833.

Combattimento al Garigliano fra Spagnuoli e Francesi. Veduta della Cadenabbia sul lago di Como. Idem della Maiolica sullo stesso lago. Idem di Cernobbio, come sopra. Battello da pescatore. L’imboccatura del Gresio vicino a Cernobbio. Castello d’Azeglio. Veduta di Grianta sul lago di Como. Seno del lago di Como presso Balbiano. Fontana della Perlasca, pure presso Balbiano. Sfida di Barletta. Marina presso Sorrento. San Pietro d’ Acqua Acetosa. Marina. Porto di Cernobbio. Case alla Perlasca. Fieramosca che giunge all’isola di Sant’Orsola.

ESPOSIZIONE DEL 1834.

Veduta della Tremezzina. Paese d’invenzione, coll’episodio dell’ombra dell’Argalia che appare a Ferraú. Brindisi di Francesco Ferruccio, generale de’ Fiorentini, a’ suoi soldati prima della battaglia di avinana, per commissione della signora marchesa Visconti d’Aragona. Contadina inseguíta dai Pirati, per commissione del conte Mazé. Disfida di Barletta – per commissione del signor cavaliere Paolo Toschi. Battaglia di Gavinana – per commissione del signor marchese Antonio Visconti. Combattimento di Diego Garcia di Paredes contro molti Francesi sul ponte di barche del Garigliano – proprietà del signor Carlo Galli.

ESPOSIZIONE DEL 1835.

Bradamante che combatte col mago Atlante per liberar Ruggero dal castello incantato. Una vendetta, dono alla chiesa di San Fedele. Un riposo di caccia. Difesa di un ponte – proprietà del signor Pietro Tron di Torino. Ferraù a cui appare l’ombra dell’Argalia. Un combattimento, commissione del signor Baldassarre Ferrero di Torino.

ESPOSIZIONE DEL 1837

I funerali del duca Amedeo VI (conte Verde). Inondazione in una valle delle Alpi. Veduta del Castel dell’Ovo. Combattimento tra Ferraù ed Orlando. Battaglia fra Rodomonte e Brandimarte. Astolfo che insegue le Arpie. Cascata della Dora presso Saint Didier. Paesaggio con animali. Veduta della Campagna romana. Piccolo paesaggio.

ESPOSIZIONE DEL 1838

Grande inondazione. Bradamante, atterrato Atlante, chiede la libertà di Ruggero. Passaggio di truppe. Napoleone che arringa i soldati in Egitto. Macbeth e Banquo che incontrano tre streghe. Ippalca, messaggero di Bradamante a Ruggero.

ESPOSIZIONE DEL 1839

Combattimento di Gradasso e Rinaldo. Il duca Amedeo VI riceve prigioniero Michele Paleologo. Zerbino ed Isabella. Ferraù e l’ombra dell’Argalia.

ESPOSIZIONE DEL 1840

Sacripante ed Angelica. – Dal canto 1° dell’Ariosto. Mulino presso S. Pellegrino. La difesa di Nizza contro Barbarossa ed i Francesi – di commissione di S. M. il Re Carlo Alberto.

ESPOSIZIONE DEL 1841

Riposo di caccia. Temporale. La battaglia di Torino. La battaglia del Col d’Assietta. Paesaggio d’invenzione.

ESPOSIZIONE DEL 1842

(Nulla esposi, sebbene non pochi quadri siano stati eseguiti e venduti.)

ESPOSIZIONE DEL 1843

Campagna di Roma. Contadinella alla quale è caduto l’asino in cattivo passo. G. Sforza nell’atto di gettare su un albero l’accetta per trarne pronostico se debba farsi soldato.

Credo superfluo il dire che ho lavorato ben più di così, ma nel mio studio, senza sforzar troppo quella tal corda della tolleranza artistica che alla fine poi si rompe. La tentazione di cedere a’ suggerimenti dell’amor proprio era grande; potevo lasciarmi allettare dalla teoria del tirar giù presto; potevo trinciare, ec. Niente di tutto questo. Lo affermo sull’onor mio: non mi stimai pesare un’oncia più di prima: lavorai come se fossi stato ancora presso Checco Tozzi o il sor Fumasoni. Mi sono sempre guardato scrupolosamente di fare il giudice ed il saputo; e quella volta che ho dato un parere in un quadro, l’ho dato con delle ragioni e considerazioni che toglievano al mio scritto ogni carattere di sentenza. Sono sempre stato cortese con tutti gli artisti, amici o no, e ciò non m’è punto costato mai fatica: m’avrebbe bensì costato fatica il contrario, che urta la mia natura.

I quadri de’ quali sembra che il pubblico abbia recato più favorevole giudizio (ed io internamente gli ho dato ragione), furono: La vendetta, che ho riveduto con piacere nel 1860 in casa Poldi-Pezzoli. L’Ombra d’Argalia, Il combattimento di Bradamante con Atlante, La morte del conte Montmorency, Contadina alla quale è caduto l’asino in un mal passo, Ippalca e Ruggero..., e qualche altro. La morte del conte Montmorency non mi pare sia stata esposta a Brera. L’Ariosto mi fornì la massima parte dei miei primi soggetti, e non avrei saputo trovar meglio altrove.

Volendo io seguire una pittura, che da un lato mi fornisse il modo di valermi de’ miei lunghi e faticosi studi co’ quali tentai di avvicinarmi alla verità, e dall’altro lasciasse un campo ampio alla fantasia ed a concetti elevati, nessuno più dell’Ariosto poteva aiutarmi. Anzi tutto, ciò che principalmente mi guidava era il sentimento della natura: mai non pensavo all’effetto direttamente; ma se l’ottenevo, desideravo ottenerlo nobilmente, ascoltando con pazienza i consigli che il sentimento della natura mi suggeriva. Forse in quel tempo l’arte non era compresa a questo modo, epperciò io fui una novità, una cosa curiosa.

E anche questo contribuì a farmi una facile celebrità. Modestia a parte, credo che in quei quadri ed in alcuni altri che ho poi fatti, qualche merito reale ci sia, sopratutto se confronto il metodo allora da me seguito con quello che adottano ora molti artisti anche rinomati: ho visto de’ paesaggi, l’autore de’ quali mi sembra dicesse allo spettatore: – Volevo fare un bell’albero e delle belle pecore, ma siccome avevo fretta, e il prezzo era già combinato, ho tirato giù quattro segni; i quali però, ben riusciti come sono, danno un’idea distintissima dell’albero e delle pecore.-

 
Massimo Taparelli D'Azeglio