Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - nr. 271 - Luglio 1917)
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TRE GIOVANI ARTISTI DELLA SARDEGNA

(Giuseppe Biasi - Raoul Chareun - Edina Altara)

II successo crebbe ancora allorquando, nella Galleria del Cova, accanto a questi giocattoli, che si amerebbe di vedere riprodotti in materia consistente e che si potrebbero di leggieri trasformare in porta-fiammiferi, in porta-cenere o in altri gingilli di uso pratico, furono dall'Altara esposte alcune leggiadre scenette di costumi rusticani sardi, Donne al telaio, Sulla strada di Tonara, Bacato nel Bosco, Rose di Barbagia, eseguite con strisce di carta colorata, secondo un sistema in uso nell'Estremo Oriente e che, già da varii anni, ha trovato applicazioni didattiche in più di una scuola d'arte della Germania. Siffatto crescente successo, a cui non e improbabile che abbiano non poco contribuito la simpatia suscitata dalla giovanissima età dell'autrice e l'ammirazione per la leggiadria della sua snella personcina e per la luminosità dei suoi occhi neri, doveva assumere, in qualche articolo di giornale, un carattere addirittura ditirambico.

Nulla può riuscire di maggiore danno ad un giovine artista, specie se affatto sconosciuto fino al giorno innanzi e se venuto dalla provincia, in cui aveva sempre vissuto, in una grande città, che una dose esagerata di lodi magnificanti il suo ingegno e la sua produzione, la quale, tuttora incerta e incompleta, non può e non deve venir considerata che come una semplice pura promessa di ciò che egli, con sempre più cosciente ponderazione, eseguirà in un ulteriore periodo della propria carriera. Quante volte purtroppo accade che la produzione di un giovane, ricca delle più brillanti promesse per l'avvenire, sia malauguratamente predestinata a non rimanere nella nostra memoria clic come un primaverile vaghissimo alberello fiorito, a cui una qualche violenta raffica, accompagnata da grandine, ha vietato che alle corolle dalle tenere tinte rosee o gialline si sostituisse la carnosa e succulenta rotondità del frutto! E quante volte tale grandine, può essere simbolicamente figurata da un successo prematuro ed eccessivo! Io, però, voglio sperare che Edina Altara possegga il buonsenso ed abbia la forza di carattere di non lasciarsi ottenebrare il cervello dagli inebrianti fumi del vino spumante della lode, che in troppe coppe giornalistiche le è stato offerto durante le settimane da lei trascorse a Milano.

Se così avverrà, ella, rientrata nella calma laboriosa della sua Isola nativa, potrà mettersi, a poco per volta, in condizione di meritare davvero gli encomii prodigatile nella grande città che le ha fatto così festose accoglienze, ma che non tarderà a dimenticarla. Si, le grandi città dimenticano abbastanza presto i loro favoriti di un giorno, di un mese o di un anno, se costoro non possono e non sanno ricordarsi ad esse a tempo opportuno e in maniera persuasiva. Ad ottenere ciò vi ritorni adunque l'amabile ed intelligente fanciulla fra due o tre anni - quando si e giovani bisogna sapere aspettare per non giungere che nel momento giusto al cospetto del pubblico volubile e bisbetico - e porti con se nuove opere, le quali è assai probabile che non siano né di pittura né di scoltura, ma di spiccata volontaria e benintesa arte applicata, la quale a me sembra che risponda meglio di ogni altra alla peculiare indole sua. Se di fattura più sicura ed elaborata, esse probabilmente riusciranno di una piacevolezza meno rapida nel sedurre occhi e menti dei riguardanti ma anche meno superficiale e più consistente ed in esse certe difficoltà di modellazione e di colorazione, piuttosto che apparirvi soltanto "escamotees", per dirla alla francese, vi saranno direttamente affrontate ed arditamente superate.
Vittorio Pica           

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