... sulle Accademie e le Societ´┐Ż Promotrici   (Pagine 0 )      Fonte : I miei ricordi - 1891

{\rtf1\ansi\ansicpg1252\deff0\deflang1040{\fonttbl{\f0\fnil\fcharset0 Book Antiqua;}} \viewkind4\uc1\pard\f0\fs24 sulle accademie e le Societ\'e0 Promotrici \par \~ Non mi pare che a questo punto il dire quattro parole sull\rquote arte mia, venga fuor di proposito. Se lei non \'e8 pittore, e non se n\rquote interessa, c\rquote\'e8 il solito rimedio: salti. Nel secolo XVIII la societ\'e0 era giunta in ogni genere agli ultimi confini dell\rquote artificiale, dell\rquote affettato, dello scontorto, dello stravagante, dell\rquote illogico ecc. ecc. Si potrebbe estendere quest\rquote osservazione a sfere pi\'f9 alte ed importanti, ma son cose ormai dette abbastanza. Mi contento d\rquote osservare che le aberrazioni del gusto, nelle cose appunto di gusto, erano spinte fino all\rquote incredibile. In fatto di mode, quei castelli incipriati che vediamo ne\rquote ritratti di donne, con un cappellino di paglia o una corona di rose sulla cima: e in fatto d\rquote arti, li acquarelli, verbigrazia, di paese, d\rquote una sola tinta, e quale? lacca rossa, o cinabro puro!!! I giovani che non le hanno vedute, non mi crederanno, ma le ho ben vedute io, e non avevo le traveggole. Anche in arte vi fu allora un gran movimento verso il culto del vero. Nella pittura storica l\rquote influenza delle idee greco-romane, che servivano o si facevano servire alla politica del momento, popol\'f2 le tele d\rquote Achilli, di Aiaci, di Milziadi, di Orazi e Curiazi, di Gracchi ecc. ecc. Si cerc\'f2 col vero dinanzi la forma antica nella sua monotona affettazione; si volle vedere il nudo da per tutto, fino sotto le vesti; si dipinsero figure che sembrava le avessero indosso bagnate. La mania arriv\'f2 al punto che per uno scultore classico l\rquote umbilico fu visibile sotto la corazza del medio evo, ed un disegnatore dovendo rappresentare Napoleone in piedi, segnava la rotula sotto lo stivale a tromba! \par La pittura di paese viveva invece in un ambiente scarico di passioni politiche, e tenne una via pi\'f9 ragionevole. Dai chiaroscuri di lacca o cinabro, dai manieristi de\rquote quali rimangono i saggi nei sovrapporti de\rquote quartieri signorili di quel tempo, si pass\'f2 all\rquote imitazione esatta, minuta del vero, senza mettervi n\'e8 per l\rquote argomento, n\'e8 per la forma o per l\rquote effetto, ombra d\rquote immaginativa. Hackert fu tra\rquote primi ad applicare quella teoria cos\'ec semplice in apparenza, ed in sostanza cos\'ec spesso negata: esser l\rquote arte il ritratto del vero, N\'e8 potendosi far ritratto veruno senza conoscere l\rquote originale, doversi studiare questo vero e metterselo in capo quanto \'e8 possibile. Egli mor\'ec a Firenze nel 1807. La contessa d\rquote Albany aveva un suo paese assai grande, rappresentante un bosco d\rquote alto fusto con un lontano, ed alcuni cervi sul davanti. Io lo ricordo in nube, fra le mie prime impressioni, e rammento che lo guardavo ed ammiravo lungamente. Il suo talento, l\rquote incontro del suo nuovo stile, la sua fama, le ricchezze acquistate, allettarono, come sempre accade, numerosi imitatori. \par Per una ventina d\rquote anni e pi\'f9, fior\'ec in Roma la sua scuola. Woogd, Therlink olandesi, Verstappen fiammingo, Denis e Chauvin francesi, Bassi bolognese, furono i dominatori di una delle pi\'f9 felici epoche artistiche delle quali abbia memoria. Essi si trovarono artisti provetti e nel vigore dell\rquote et\'e0, nel 1814, quando l\rquote Europa non ne voleva pi\'f9 dell\rquote odore della polvere, n\'e8 della vista del sangue, ed anelava di ricrearsi lo spirito colle benedizioni della pace. Gl\rquote Inglesi, pi\'f9 degli altri, tenuti in quarantena da tanto tempo nella loro isola, si versarono come una lava sul continente; e se in Italia non ebbero l\rquote intelligenza dell\rquote arte, ne professarono per\'f2 l\rquote idolatria: talch\'e8 i pittori sunnominati non bastavano a contentare tutte le richieste. Ogni artista aveva un soggetto nel quale era tenuto pi\'f9 felice. Mi ricordo che la cascata del Velino era il soggetto di Bassi. Credo che in parecchi anni ne facesse pi\'f9 di sessanta; che in fine, per esser sinceri, sembravano un po\rquote fatte colla stampiglia. Io seguivo scrupolosamente i precetti di quella scuola, e credo che siano i migliori. Dipingevo dal vero in tele di bastante grandezza, cercando di terminare lo studio, a quadro, sul posto, senza aggiungere una pennellata a casa. Studiavo in dimensioni minori, pezzi staccati, sempre ingegnandomi di finire pi\'f9 che potevo. Questo era il lavoro della mattina. Dopo pranzo disegnavo pure dal vero, terminando con molta cura e studiando ogni rilievo. Con questo metodo, il soggiorno di Castel Sant\rquote Elia d\rquote un paio di mesi, mi fece fare i primi veri progressi, e mi cav\'f2 fuori dalle difficolt\'e0 materiali dell\rquote esordiente. \par Il finire sul vero, come si finirebbe un quadro nello studio, serve a cercare lo sfondo coi mezzi semplici della natura, e non coi contrapposti forzati d\rquote un\rquote arte manierata: ricordandoci per\'f2 sempre che i mezzi nostri sono limitatissimi, mentre sono infiniti quelli della natura. Essa ha la luce sulla sua tavolozza, e noi ci abbiamo la biacca. Siamo dunque costretti d\rquote aiutarci cogli artifizi, e perci\'f2 si dice arte. \'c8 facile il procurare lo sfondo ad un lontano vaporoso e cilestrino, con un grosso albero nero che gli si metta davanti, all\rquote uso de\rquote manieristi; ma \'e8 men facile ottenere simile sfondo, coi mezzi infiniti usati dalla natura, che tante volte \'e8 chiara sul davanti e scura in lontano. Non solo \'e8 men facile ma \'e8 impossibile avvicinarsele, se non s\rquote altera in una data misura la prospettiva aerea, se non si trascura, l\rquote indietro e non si finisce l\rquote avanti un po\rquote pi\'f9 che nel vero. Anche quest\rquote artificio deve per\'f2 stare in certi limiti. E come si fissano? col talento e col gusto. La prima, la vera molla dell\rquote arte sta in loro: l\rquote ispirazione \'e8 il fervido raggio che solo ne pu\'f2 fecondare i germi. Nella pittura di paese si possono suggerire precetti, osservazioni, ecc., ma se non s\rquote opera per ispirazione, tutto \'e8 inutile. Per questo i grandi paesisti sono stati pi\'f9 rari che i grandi in altri rami dell\rquote arte. Il metodo che accenno, io l\rquote ho seguito per moltissimi anni, passando in villa tutta intera la bella stagione. Ora invece si studia meno ed in altro modo dal vero. Quale de\rquote due metodi \'e8 il buono? Il migliore forse sarebbe quello che partecipasse d\rquote ambedue. \par Gli anni di validit\'e0 al lavoro sono misurati all\rquote uomo. \'c8 bene dividerne l\rquote impiego. Prima di tutto il paesista deve imparare a riprodurre il vero, poi a far quadri Io forse diedi troppo al primo stadio, e troppo poco al secondo; mentre per far bene, si deve lasciare spazio conveniente ad ognuno di loro. Ora se ne lascia troppo poco al primo. Ma l\rquote arte \'e8 tutt\rquote altra da quello che fu trent\rquote anni sono; essa procede da altri impulsi, vive in altri ambienti, e stretta da altre necessit\'e0. Quella maledetta frase che ha ingannata, e fatta morire o vivere di stento tanta gente \endash proteggere le belle arti! \endash frase che si credette ridurre a fatto coll\rquote istituire le Accademie di Belle Arti, porta ora i suoi frutti. \par A forza di fabbricare artisti, l\rquote arte \'e8 dovuta diventare un\rquote industria; e siccome in essa e assai pi\'f9 l\rquote offerta che la domanda, s\rquote\'e8 dovuto pensare a provvedere a quella massa di lavoranti necessariamente a spasso. A questo effetto, le buone persone di molte citt\'e0 hanno istituite le societ\'e0 promotrici, veri luoghi pii: ed i governi concorrono alle spese, ed impiegano i denari dei contribuenti ad acquisti, che scampano quella massa d\rquote artisti, i quali secondo le regole economiche, sarebbero giustamente disoccupati, dal morire letteralmente di fame. Ed anch\rquote io quand\rquote ero ministro feci come gli altri: che Dio ed i contribuenti perdonino il mio peccato! \par Ma proprio, par impossibile a vedere certe volte come gli uomini sono zucconi. Ed il pi\'f9 bello \'e8 che oggi non si discorre che di leggi economiche, di libero commercio, di valor reale, di domanda e d\rquote offerte! Facciamo un\rquote ipotesi. Suppongo una citt\'e0 di 50 mila anime: dunque circa 25 mila maschi, 15 mila adulti, e perci\'f2 circa quindicimila teste che chiedono un cappello. Ci sono cappellai che li provvedono; se il lavoro cresce, chiamano altri garzoni; se cala, li rimandano, e questi cercano nuovo cielo. Cos\'ec tutti campano, e nessuno s\rquote ha da incaricare di loro. Ma viene al mondo un grand\rquote uomo, che diventa Ministro, e si persuade che bisogna proteggere la Cappelleria; istituisce un\rquote Accademia, e vi chiama i pi\'f9 distinti cappellai del paese, li paga bene, e quelli insegnano meglio, dimodoch\'e8 ogni anno si mettono in attivit\'e0 tanti cappellai nuovi, de\rquote quali non c\rquote\'e8 bisogno, perch\'e9 non ci sono pi\'f9 capi da coprire; questi non avendo pane, stridono, si lagnano, tribolano il pubblico, ed allora le anime buone fondano una societ\'e0 onde comprare i cappelli d\rquote avanzo, tanto da dar da vivere ai cappellai altres\'ec d\rquote avanzo: ed il ministro presenta alle Camere una domanda di fondi onde concorrere alla spesa. Ma non era meglio risparmiare quell\rquote altra spesa, e non mantenere fabbrica di cappellai pei quali non c\rquote\'e8 lavoro? \par Questa forma di protezione della Societ\'e0 promotrice, ha poi altri inconvenienti. Primo, quello di stancare il prossimo a furia di strofinargli sotto il naso queste benedette belle arti. Volete che una cosa alletti? fate che se ne desti desiderio; e oramai non c\rquote\'e8 pi\'f9 angolo da rifugiarsi, dove non si trovi qualche ramificazione di quel proteggere benedetto. Per\'f2 non \'e8 peccato italiano il pensiero delle Esposizioni perenni. Di chiunque sia \'e8 stato un malaccorto peccato. Secondo inconveniente. Chi espone, salve pochissime eccezioni, ha bisogno di vendere, anzi necessit\'e0, anzi l\rquote hanno pi\'f9 di lui i suoi creditori. Se quel tal quadretto si vende, il sarto, il calzolaio, il coloraio hanno o il saldo, o un acconto, col quale si fonda il credito per un altr\rquote anno. Per conseguenza si mettono in moto compari e comari, protettori, amici, si va a far riverenze in ogni senso e d\rquote ogni misura a ministri, impiegati, uscieri, n\'e8 si tralasciano tutti quegl\rquote invisibili fili di sesso femminino che danno occulto moto ai meccanismi della societ\'e0. Per conseguenza i caratteri si abbassano, si falsano, e quella tal protezione all\rquote arti belle si muta o in un\rquote opera di misericordia, o in un ignobile e corruttore impulso. \par Almeno ci guadagnasse il gusto del pubblico e degli artisti! Ma invece ecco un altro inconveniente. Il bisogno di vendere conduce logicamente al bisogno di farsi osservare e distinguere dagli altri; quindi al bisogno d\rquote esser di moda, e seguire non la coscienza, preziosa nell\rquote arte come in ogni altra cosa, ma il capriccio del giorno. Quindi star sempre all\rquote erta, per scoprire di dove spira il vento, e riprodurre non quel vero e quel bello che ogni artista sente in s\'e8, ma quel tal genere, quel tale stile che ha incontrato, sia qui sia altrove, il suffragio del pubblico e soprattutto de\rquote compratori. Perci\'f2 non si cerca pi\'f9 di fare arte propria e sentita; ma di copiare quello o quell\rquote altro pittore che \'e8 in voga a Parigi o a Londra; e l\rquote arte diventa un contraffare pi\'f9 o meno esatto e felice. Di qui poi ne segue una strana stonatura delle idee oggid\'ec pi\'f9 generali. S\rquote ama l\rquote indipendenza, si ama la nazionalit\'e0, s\rquote ama l\rquote Italia, anzi in generale i paesisti sono accordati al corista di Roma o morte; e poi se prendono il pennello in mano la sola cosa che non fanno \'e8 l\rquote Italia! \par La magnifica natura italiana, la splendida luce, le ricche tinte del cielo, nessuno la crede degna d\rquote essere ritratta! Si va alle esposizioni, e che cosa si vede? Un paese del nord della Francia, imitazione del tale. Una marina, presa a Etretat o a Honfleur, imitazione del tal altro. Una landa in Fiandra, un bosco a Fontainebleau, imitati da Dio sa chi; e tuttoci\'f2 coi cieli sbiaditi, la luce morta di que\rquote climi, colle tinte impolverate come se un velo color di terra stesse loro davanti; e se talvolta trattano soggetti del nostro paese, sembra che temano d\'ec mettervi luce e verit\'e0; che temano l\rquote azzurro del cielo, il verde delle piante, e fanno un\rquote Italia ammalata al soffio del vento del nord! Mentre sono nati nella vera patria d\rquote ogni bellezza naturale, sotto il limpido e potente raggio d\rquote un sole, che colora e pianure e mari e monti ed alberi ed edifizi di quelle tanto mirabili intonazioni, preferiscono un\rquote arte serva d\rquote altrui; un\rquote arte che aspetta da Parigi o da Londra i suoi modelli e le sue ispirazioni, colla pacotille dell\rquote altre nouveaut\'e8s dell\rquote anno; preferiscono una natura senza anima, senza carattere, fiacca e smorzata, da rassomigliarsi ad un istrumento che abbia la sordina; e per essa rinnegano l\rquote Italia e quel suo cielo, quelle sue bellezze, che pur troppo chiamarono sul nostro suolo, un tempo, gi\'e0 tanti nemici, ma che graziadio oggi vi chiamano soltanto amici che non mai si saziano di magnificarle! \par \par I boschi, i querceti, i castagneti che vestono il lungo dorso dell\rquote Appennino, non reggono forse al paragone della foresta di Fontainebleau? Le marine d\rquote Albenga, di Sestri, di Port\rquote Ercole, di Sorrento, d\rquote Amalfi splendono forse meno di quelle d\rquote Etretat e di Trouville? l\rquote onda gialla dell\rquote Oceano, \'e8 forse pi\'f9 poetica che l\rquote azzurro flutto del Tirreno e del Jonio? L\rquote indipendenza non vale d\rquote averla sulla lingua se non s\rquote ha nel cuore, ed in tutto: anche nell\rquote arte. Siamo nazione, siamo Italiani, siamo noi una volta in ogni cosa, in ogni genere, sotto ogni forma, ovvero, se non si vuol far pi\'f9, gridiamo meno. Que\rquote paesisti invece che ho citati del 1814, tutti stranieri, salvo Bassi, trovavano pur degna l\rquote Italia d\rquote essere ritratta, e tutta l\rquote Europa fu della loro opinione. Ancora ho davanti agli occhi le spiagge di Napoli e di Baja di Denis; le Forche caudine di Chauvin: gli orizzonti della campagna di Roma di Woogd; le macchie della Nera di Verstappen, e la cascata delle Marmore di Bassi. A Napoli Vianelli, Gigante, Smargiasso, Carelli e molti altri non ebbero bisogno di lasciare i loro climi felici per farsi nome e ricchezze, e Dio sa che tempi eran quelli nel senso politico! Ed ora quando tutto dovrebbe spirare indipendenza, azione spontanea, libera ed originale iniziativa, la mia povera arte del paesista ha da esser servile, piaggiatrice, copia di copia d\rquote una natura che non \'e8 la sua e che n\rquote\'e8 lontana le mille miglia? \par Dopo aver detto quel che penso sulle accademie e le Societ\'e0 promotrici, dell\rquote originalit\'e0, dell\rquote indipendenza artistica, sono il primo a riconoscere che sarebbe errore considerarle come fatti isolati. Esse sono frutto delle condizioni del mondo moderno, e tutti i ragionamenti possibili non servono a mutarlo. Si seguiter\'e0 per un gran pezzo a proteggere le belle arti, come l\rquote orso della favola proteggeva l\rquote uomo contro le mosche; si seguiter\'e0 a copiare gli artisti di moda, anzi a contraffarli, come s\rquote usa per medaglie, armature e curiosit\'e0 antiche; si seguiter\'e0 ad ubbidire il pubblico ne\rquote suoi capricci di cattivo gusto, invece di correggerlo e condurlo al bello, al vero ed al buono; si seguiter\'e0 a generare artisti superflui, ed a tenerli vivi, colle Promotrici; io seguiter\'f2 a pagare la mia quota per mantenerle in fiore, ed avr\'f2 in ultima analisi il destino di tutti i predicatori. In questo caso l\rquote ostacolo non sta gi\'e0 nel non capire: tutti invece, parlo di chi ha sale in zucca, e se n\rquote intende, pensano allo stesso modo, ma sta nella forza d\rquote inerzia. \par L\rquote abitudine \'e8 mezzo padrona del mondo: cos\'ec faceva mio padre \endash anche in quest\rquote\'e8ra di rivoluzioni \endash \'e8 sempre una delle grandi forze che guidano il mondo. \par \~ \par Massimo Taparelli D'Azeglio\~\~\~\~ \par }