Alberto Pasini   (Pagine 36 )      Fonte : Mostra d'Arte - Città di Busseto 1926

{\rtf1\ansi\ansicpg1252\deff0\deflang1040{\fonttbl{\f0\fnil\fcharset0 Arial;}} \viewkind4\uc1\pard\fs24 LA SUA VITA: AFFETTI, LUCE, COLORE \par Il 3 settembre 1826, Alberto Panini nacque a Busseto da Giuseppe, ivi Commissionario di Distretto, e da Adelaide Crotti Balestra. Venne quinto dopo due bimbe e due bimbi. A due anni perse il giovane padre, morto improvvisamente e venne portato a Parma poich\'e9 alla madre non era rimasto altro che ritirarsi con i figli nella citt\'e0 d'origine, sotto la protezione della propria famiglia e dello zio, Antonio Pasini, emerito pittore e collaboratore di Bodoni. \par Affermando la propria vocazione, Pasini diciassettenne, si iscrisse all'Accademia Parmense di Belle Arti; scelse la sezione di Paesaggio. inserita in Scenografia e. nel 1848, quella di Disegno. Scelte quanta mai consone alla propria indole. Gli studi. anche se non conclusi. influenzarono la sua formazione artistica e gli fornirono strumenti, che risulteranno determinanti per la sua peculiare impostazione pittorica e per la stesura grafica. Fra i tanti giudizi in merito. ricordiamo quelli espressi dal critico francese E. Berg\'e9rat: "...la precision de dessin achev\'e9e n'est qu'a lui et, seul, il a le secret de ces architectures feeriques..." e dell'italiano P. Bucarelli che gli riconosceva, alla voce A.P. dell'enciclopedia Treccani: "La efficacia espressiva del disegno esattissimo, un felice equilibrio nella composizione...". \par La sua attivit\'e0 fu, dapprima di disegnatore e di litografo. Inizi\'f2 con Trenta vedute di castelli del Piacentino in Lunigiana e nel Parmigiano (1850-51). Alcuni castelli furono duplicati all'olio, altri eseguiti all'acquerello, come quelli donati all'amica famiglia Ruffini. \par Alla fine del 1851, la situazione politica, la mancanza di prospettive di lavoro e, d'altro canto, la fiducia riposta in lui dal grande Paolo Toschi, lo decisero a lasciare Parma per Parigi. Qui la fortuna, ma anche le sue notevoli capacit\'e0 grafiche ed espressive gli fornirono l'opportunit\'e0 di lavorare presso il maggior studio francese di litografia, quello di Charles ed Eug\'e8ne Ciceri. Pasini si trov\'f2, dunque, inserito in uno degli ambienti pi\'f9 ricchi di stimoli e possibilit\'e0 cognitive della capitale culturale del XIX secolo. \par I momenti di libert\'e0, gli permettevano di scoprire le coste atlantiche a Etretat, Dieppe e di riprendere scorci della foresta di Fontainebleau. Erano esperienze espresse con dipinti ad olio e la loro esecuzione si ispirava alla cosidetta Scuola di Barbizon. Questa ponendosi tra i suoi obiettivi anche quello di innovare la pittura di paesaggio attraverso una pi\'f9 efficace adesione alla realt\'e0, corrispondeva ad una esigenza particolarmente sentita dal nostro. \par Eppure, in seguito, il periodo di Fontainebleau fu tralasciato dal Pasini in quanto non cos\'ec aderente al vero rispetto al modo, senz'altro pi\'f9 radicale, con cui egli venne, in seguito a percepire il problema relativo alla rappresentazione vedutistica. \par La litografia La sera, del 1853, lo fece ammettere per la prima volta al Salon parigino di quell'anno. Dopo questa affermazione estremamente importante, Pasini lasci\'f2 i Ciceri, ed entr\'f2, nel 1854 nello studio del prestigioso Chass\'e9riau. Il validissimo e amabile maestro segn\'f2 il suo destino, per i suoi insegnamenti e per la possibilit\'e0 che gli offri di sostituirlo, come pintore addetto, nella Missione del Ministro Plenipotenziario P. Bour\'e8e, allora in partenza per la Persia. \par La Missione lasci\'f2 l'Europa a fine febbraio 1855 e, dopo due percorsi marittimi, (di cui uno fu il periplo della penisola arabica) ed una cavalcata di migliaia di chilometri, giunse il 2 luglio nella capitale persiana. Pasini soggorn\'f2 dieci mesi a Teheran che riprese, con i dintorni, in moltissimi appunti. \par Il viaggio di ritorno. nel 1856, avvenne in compagnia del linguista Barbier de Mevnard. Questa volta egli attravers\'f2 il Nord della Persia e l'Armenia arrivando, infine, al Porto di Trebisonda per l'imbarco verso l'Europa. \par Durante tale straordinaria avventura per terra e per mare, davanti a lui si erano susseguiti scenari di imponenza eccezionale, tappe di grande bellezza e suggestione che egli aveva \par puntualmente registrino con l'occhio attento e riportato con mani rapidissime, disegno dopo disegno su piccoli album portatili. \par Tornato a Parigi, compose, Con dodici tra le immagini pi\'f9 significative. l'ultima sua opera litografica: Viaggio nell'Egitto in Persia e nell'Armenia (1857-1859 Parma e Parigi), quasi un'illustrazione del libro "Trois ans en Asie" che il Conte J.A. De Gobineau, altro componente della missione, aveva redatto sull'evento. \par In seguito, Pasini mise a frutto quell'immenso patrimonio di memorie dando spazio e vita nei suoi dipinti ai piccoli caff\'e8 persiani sotto gli alberi, alle cavalcate sfrenate e alle fantasie delle scorte, alle cacce al falco, alle lunghe carovane. Nel lavoro sempre pi\'f9 si riaffacci\'f2 quello che egli prediligeva: la pietrosa Persia del Sud, la Persia arida la cui immensit\'e0 e abbandono portava il suo animo "...ad una malinconia non disgiunta da una sensazione di calma e di pace...." \par E proprio l\'e0, dove si era formata la sua contrattualit\'e0 solitaria con lo spazio egli ritorner\'e0 negli ultimi lavori vivendone la nostalgia in un diverso tocco di mano. \par Alla fine del 1859 siamo al secondo viaggio nell'Oriente Mediterranico. Di questo itinerario daranno testimonianza gli studi eseguiti al Cairo in cui U. Ojetti vedeva: "...non la convenzionale fornace ardente dai colori urlanti, incandescenti, ma tutta la mestizia. di quella. pallida afa canicolare...": come pure resteranno gli studi del Deserto Arabico, del Sinai, delle coste libanesi e infine di Atene, meta finale. \par Tutte, opere che ispireranno quadri rifiniti, accurati cos\'ec come imponeva la commitenza del tempo. ma conserveranno efficacissima la trasposizione delle limpide profondit\'e0 di campo, della vastit\'e0 degli orizzonti, di quella luce ancora sconosciuta all'occhio europeo legato al ciclo boreale. Pasini ne era rapito, come per esempio dalla vegetazione, "...rara. ma d'un verde d'uno splendore quale in Europa non possiamo avere idea [.... J quel verde luce di bengala...". \par Una volta terminato il viaggio. pot\'e8 unirsi in matrimonio, nel 1860 con Mariannina Celi di Borgotaro. L'unione durer\'e0 sempre con intenso affetto e sar\'e0 allietata nel 1862 dalla nascita avvenuta a Parigi, dove ormai i Pasini risiedevano stabilmente, di Claire, la loro unica discendente. \par Mentre in Italia perdurava verso di lui una critica ufficiale piuttosto ostile, malgrado l'ospitalit\'e0 datagli dalle Societ\'e0 Promotrici di Firenze e di Torino o dalla Societ\'e0 d'incoraggiamento di Parma, Pasini nel 1865, era ormai esente da esami di accettazione al Salon e la sua attivit\'e0 era ben conosciuta attraverso le valutazioni dei critici. dei resocontisti e dalla Casa d'Arte G-oupil. \par L'estate del 1865 port\'f2 una breve stagione a Cannes di cui rimarranno una quindicina di studi dominati dalla luminosit\'e0 solare propria alle isole L\'e9rins, che prediligeva come soggetti. Nell'ottobre del 1867, Pasini lasci\'f2 temporaneamente lo studio, che condivideva con il Pittara. e si mise nuovamente in viaggio. La meta questa volta fu Stamhul, allora Costantinopoli, perch\'e9 Bour\'e9e. nominatovi Ambasciatore di Francia, Io chiamava presso di s\'e9. Bour\'e8e che era divenuto nel frattempo per lui un padre, un amico, un mecenate. \par Come la bella cima apparve all'orizzonte, con le sue cupole imponenti e "...gli eleganti loro minareti che si direbbero messi l\'ec per sostenere la volta. del cielo...", Pasini fu preso dall'ansia `'...Sapr\'e0 io interpretarla in modo mio proprio?...". Vi riusc\'ec ben presto, stabilendo un rapporto privo di apriorismi, affrancato come egli era da culture sofisticate e legate ad una specifica identit\'e0 nazionale. In un approccio umano, genuino, che lo rese, forse per questo, fra gli orientalisti italiani, il pi\'f9 gradito e il pi\'f9 duraturo, egli giunse a fare di un fraseggio essenzialmente pittorico, un racconto pacato, attendibile. In esso traspariva l'autentica dimestichezza con una umanit\'e0 fatta di signore che scampagnavano giulive alle "Acque dolci" d'Europa e di Asia e frequentavano i mercati, di gentili almee, di cavalleggeri, di artigiani, di venditori ambulanti, di staffette che gremivano le strade sicch\'e9, in definitiva, nel suo grande reportage, l'esotismo arricch\'ec, informando, la conoscenza del mondo, anzich\'e9 esasperarne una ambigua immaginazione. \par L'intenso lavoro, durato pi\'f9 di nove mesi, produrr\'e0. 51 studi. \par In Turchia ritorner\'e0 ancora fanno seguente per consegnare i quattro quadri che, al fine di abbellire il Palazzo del Dolmabahc\'e9, il sultano Abdul Aziz aveva commissionato proprio a lui, primo fra i pittori europei.5 In quell'occasione divag\'f2 sulle rive del Bosforo, a Beicos, a Buyukd\'e8r\'e8, a Terapia. Nel 1873, nel terzo viaggio egli port\'f2. invece, una particolare attenzione alla citt\'e0 anatolica di Brussa. \par La guerra del 1870 provoc\'f2 il rientro in Italia ed egli fisser\'e0 la sua dimora a Cavoretto presso Torino in una grande villa, la Rabaj \'e0. \par LI finalmente, pot\'e8 esaurirvi il desiderio di ogni emigrante, quale egli stesso era stato, sia pure in nome dell'arte. Il desiderio, negli ultimi anni che Dio avrebbe dato, di vivere "... stretti, uniti insieme, respirare la stessa aria, godere della stessa luce, seduti allo stesso desco nella pace calma della vita intima e ritirata...". \par Attorno alla casa si stendevano i campi che appagavano il suo grande amore per l'agricoltura. All'interno le sue collezioni d'arte antica e moderna. Quest'ultima vera testimonianza della sua adesione alla contemporaneit\'e0. \par Malgrado tutte le difficolt\'e0 inerenti, tent\'f2 ancora nel 1876 un quarto viaggio in Turchia. La tragica morte del sultano Aziz e i disordini conseguenti, bloccarono per\'f2 il viaggio a Vienna. \par Da allora Pasini dovette rinunciare a quel paese per lui tanto seducente dove il vero era uscito dai limiti del paesaggismo per farsi accettazione di una intera societ\'e0 e dove, nell'ambito della sua sensibilit\'e0 artistica, il colore aveva preso il sopravvento. \par Ad imporlo era stata tutta quella folla che, mescolandosi a cavalli, colombi, cani, mercanzie di ogni genere, fumi e profumi, permeava di s\'e9 Galata, Tophane o passeggiava sulle rive delle acque azzurre del Bosforo. In quella variopinta gente, erano le donne musulmane con i loro costumi a colpirlo particolarmente ed egli le paragonava a dei "fiori parlanti". \par L'interruzione del viaggio verso Istanbul indusse Pasini sulla strada del ritorno a fermarsi a Venezia. Da allora questa citt\'e0 sostitui a pieno titolo l'Oriente. Divenne per lui "l'incomparabile Oggetto di un amore" forse perch\'e9 solo lei poteva concedergli una commozione pi\'f9 intima personale, avulsa dalle richieste incessanti e vincolative - compliceil successo - dei quadri di tipo orientalista. \par La ritrasse quasi pudicamente non nella gloria, ma nei piccoli canali, alle soglie dei vecchi palazzi, dalla Giudecca. Si disse che a Venezia aveva salvato una parte di s\'e9, all'arte pura, altri vollero addirittura richiamare il Canaletto, data la sua visione rapida, limpida, immediata nel tono. \par Nel 1878, in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi, present\'f2 undici dipinti, piccola summa del suo orientalismo e vi raggiunse il massimo dell'affermazione pubblica per la Sezione Italiana. Ormai i critici anche quelli pi\'f9 ostili al suo genere esotico lo apprezzavano per la sua capacit\'e0 di rendere il paesaggio e le architetture e la disposizione vivente delle figure. Di lui si sottolineava soprattutto la padronanza luminosa dello spazio in controluce. \par Gli anni ottanta videro la ripresa della pittura all'acquerello a lui richiesta da varie organizzazioni culturali parigine con le quali manteneva stretti rapporti. Compi inoltre due viaggi in Spagna nel 1879 e tal 1883 sempre mantenendo costanti le sue visite a Venezia sino all'85 \par Nell'88 dipinse. Con legittimo orgoglio. il proprio Autoritratto per la Galleria Vasariana degli Uffizi. \par Dal 1891 al 1899 ultim\'f2 la serie di quadri che aveva dedicato a Cavoretto e al Maniero di Issogne a partire dal '79. Nel 1896 si accomiat\'f2 dal Salon e, infine, con decisioni per lui assolutamente insolite partecip\'f2 sia al Comitato di patrocinio della Biennale di Venezia del 1895. che alla giuria dell'Esposizione Nazionale di Torino del 1898. \par In quell'occasione, ultima sua presenza pubblica, egli sar\'e0 amorevolmente forzato ad esporre i suoi circa duecento studi dal vero, dipinti che erano sempre stati tenuti fra le pareti domestiche. Erano le segrete testimonianze del suo duro e insicuro lavoro di pittore "en plein air", maltrattalo dal vento, dalla pioggia e perfino osteggiato "dall'inevitabile progresso" dei vaporetti di Venezia! \par La mostra degli studi ".. fu una confidenza estrema al grande pubblico della sua vita pittorica..." scriver\'e0 il primo biografo di Pasini. il pittore Marco Calderini. Fu la rivelazione di una pittura che. per la inmediatezza e la destrezza del tratto, la semplicit\'e0 espositiva, era ben diversa da quella che - basata su una elaborazione coscienziosa, su di un preciso incastro delle forme, dei volumi - aveva costituito in modo inconfondibile, la sua cifra stilistica. \par Laboriosa, serenamente conviviale, la sua vita termin\'f2 all'alba del 115 dicembre 1899. \par ALBERTO PASINI E L'ORIENTALISMO ITALIANO \par Alberto Pasini e da considerare. a buon diritto. il maggiore orientalista italiano. Egli si situa. con naturale creativit\'e0. in un contesto che aveva maturato da vari anni l'interesse e il gusto per i paesi esotici. e in particolare per quelli di area musulmana: si esprime cio\'e8 in un momento storico e all'interno di una cultura in cui questo genere aveva acquistato una sua specifica fisionomia. 1'vIa. appunto, trattandosi di un genere che - per motivi vari e convergenti, come vedremo - era divenuto di moda e aveva un suo pubblico di amatori e di comminenti, esso aveva prodotto uno specialismo diffuso, e anche di modesta quando non di bassa qualit\'e0 poggiando largamente sul pittoresco e sulla seduzione di luoghi e costumi di godibilit\'e0 eccitante. Lo specialismo centrato su generi precisi, che nel corso del Sei e del Settecento era stato, anche quando in tono minore, di buon livello professionale, nell'Ottocento. con l'istaurarsi di un dilettantismo giustificato dalla nuova concezione dell'arte come frutto di libere pulsioni, aveva sovente generato opere di livello scadente. Il merito di Pasini \'e8 di essersi calato in questa situazione. dedicandosi a un tipo di pittura di larga diffusione, senza rinnegarne i tratti di facile piacevolezza. ma interpretandoli con un respiro della visione, una luminosit\'e0 di tavolozza oltre che con una nitida padronanza dei tagli compositivi, da trasfigurante e allargarne il significato: mettendoci di suo, poi. un senso di lontananza sentimentale e psicologica al punto che il vero, por minutamente descritto appare sognato. Egli dunque ha assecondato il gusto amatoriale mantenendo la qualit\'e0 espressiva a livelli alti. \par Per altro, Pasini si collocava in una situazione storica, la seconda met\'e0, dell'Ottocento, che vedeva il Romanticismo smaltirsi ed evolvere in varie direzioni; e fu tra gli artisti che con maggiore sensibilit\'e0 diedero una spinta al paesaggismo di formula protoromantica - a mezzo tra la minuziosit\'e0 cartografica fine Settecento e il vedutismo accademico di timbro neoclassico - per conferirgli una nuova fisionomia. Fisionomia veristica da un lato, nella profondit\'e0 rappresentativa che non tanto voleva definire immagini da repertorio geografico, quanto attuare vive riprese di persone e animali in un determinato contesto e una determinata ora del giorno: dall'altro, presto aperto a vibrazioni interpretative che andavano al di l\'e0 del significato immediatamente conoscitivo e della testimonianza diretta, per farsi simboliche: simboliste dunque. \par Se diciamo che Pasini \'e8 certo il nostro maggiore orientalista, non dimentichiamo che la pittura italiana annovera alcuni capolavori, in quest'area, da Pasini forse uguagliati ma non superati. Si tratta tuttavia di momenti speciali nell'attivit\'e0 di maestri non operosi abitualmente all'interno di queste tematiche: Hayez e Faruffini, per esempio: e anche Domenico Morelli: quest'ultimo pi\'f9 vicino al clima orientalista di Pasini. Va anche precisato che il termine orientalista, come si accennava in principio, nella pratica amatoriale \'e8 soprattutto usato a proposito di opere che descrivono paesi dell'area musulmana, dall'Asia all'Africa settentrionale; e li raffigurano non rievocandone episodi storici, come appunto facevano i romantici del primo Ottocento, e ancora i maestri sopra ricordati, bend registrandone gli aspetti annali; registrazione tanto pi\'f9 affascinante in quanto tali paesi si presentavano agli occhi europei, nella seconda met\'e0 dell'Ottocento - dunque in un momento di forte evoluzione sociale e ambientale - come bloccati in una loro fisionomia fiori del tesoro. \par Pasini \'e8, diversamente dagli artisti nominati sin qui, testimone diretto delle scene che illustra: quasi un inviato speciale nei luoghi cui la cultura in quel momento guardava con speciale passione e persino ingordigia, nell'ansia di individuare contravveleni fantasiosi all'incombere della tecnologia avanzante, e insieme di sondare il terreno per possibili avventure, quando non conquiste, sotto l'ala del colonialismo, avanzante esso pure. Egli dunque. nel nostro paese, un ineguagliato specialista dell' orientalismo. \par L'alta qualit\'e0 della sua produzione sta anche e per altro nel fatto che egli si dedica a questo genere preciso avendolo alimentato, alle spalle, da cognizioni vaste e sottili. sia di carattere \par generale. sia all'interno delle tematiche in questione. Si sottolinea di solito la sua matrice francese, l'aver egli conosciuto Chass\'e8rieau, l'aver colto il clima di interesse per questo tipo di pittura soprattutto da parte di mercanti parigini assai intuitivi e propositivi. Ma anche in Italia si erano avuti precocemente artisti appassionati di soggetti orientali, specie nell'area veneziana, che perpetuava cosi una tradizione secolare: primo fra tutti Ippolito Caffi. morto nel 1866 durante la battaglia di Lissa e divenuto pertanto una figura mitica. E probabilmente Pasini aveva pure guardato con attenzione le opere orientaliste di Carlo Bossoli,legato all'ambiente torinese: opere avvolte in un'atmosfera di sogno. Non poteva infine non essere al corrente della produzione di Mariano Fortunv senior, l'artista ispano-romano. molto amato e ricercato; anche se il gusto folcloristico e scenografico di costui non corrispondeva alla sua vena. \par Pasini ha poi modo di vedere e incrociare numerosi artisti della sua generazione applicati a questo specialissime va per\'f2 detto che se la scuola napoletana (specie con il Morelli e Francesco Netti) quella fiorentina (pensiamo a Stefano Ussi) produce su temi orientali opere di forte significato ma sporadiche, degli altri artisti e gruppi, lo si ripete, non vi \'e8 chi stia alla pari di Pasini: soltanto il romano Cesare Biseo, meno puntiglioso e raffinato ma come lui intenso e capace di cogliere il senso profondo dell'apparente pittoresco, pu\'f2 essergli accostato. \par Il successo di Pasini nel corso della sua vita, prima raminga poi appartata, fu largo e brillante. E bench\'e9 il gusto si modificasse rapidamente ad apertura del nouvo secolo, egli lasci\'f2 un'orma forte. se si pensa a come ne utilizzarono iconografie e suggestioni i pittori italiani sollecitati dal nostro colonialismo, dunque variamente impegnati a descrivere la Libia o l'Africa orientale. A prescindere dai suoi conterranei (il caso di Roberto Guastalla, recentemente messo in luce). soprattutto Ernesto Quarti-Marchi\'f2 e Giorgio Oprandi, di scuola bergamasca, sembrano aver colto la lezione in qualche misura risertata e sobria di questo sensitivo maestro, che \'e8, sempre rifuggito dai compiacimenti seduttivi. Mentre l'orientalismo di pi\'f9 facile pennello - si pensi al modenese Achille Boschi, pur abile e a suo modo forbito - ripropone la sensualit\'e0 romantica di Delacroix, mescolata con i trionfalismi allegorico-storicistici di fine secolo. \par L'Oriente di Pasini non \'e8 luogo di curiosit\'e0 e di attrazioni: \'e8 un luogo conosciuto ma remoto, perch\'e9 psicologicamente imprendibile: e insieme un luogo di profonda immedesimazione sentimentale: dove l'indefinito romantico si trasforma nel pullulare segreto dei valori simbolici. Tutto questo tenuto su un tono smagliante e tuttavia non prepotente, al di qua del sublime (caratteristica romantica, appunto), ma anche del fermentare misterioso della pennellata divisionista. Pasini \'e8 un verista, se vogliamo inserirlo in una categoria dell'arte italiana: ma nel momento in cui rappresentava il vero, lo trasforma in sogno. \par \par }