Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - nr. 85 - Gennaio 1902)

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CESARE LAURENTI

 

E’ il prato novellamente fiorito in quel dolce mattino primaverile, la luce ha freschezze rosee, come i primi fiori sugli alberi lontani ancora spogli di fronde, l'aria é tenera e sottile come l'erba da poco sorta sopra lo strato di terra. E’ un senso diffuso di cominciamento in tutte le cose, quasi che serbassero le tracce della recente creazione, quasi che allora fossero esplose alla vita. In questo momento iniziale appariscono tre fanciulle, come un sorriso di bellezza viva. Stanno per comporre l'armonia dei giovanili corpi ignudi nell’atteggiamento giocondo della creatura umana, in un ritmo per cui le membra si compiacciono del moto che ne rivela la perfezione. Ma una lieve timidezza stadia renderle esitanti, una vaga incertezza fa del loro gesto quasi una prova. Per la prima volta si trovano esse così libere nel leggiadro giardino della vita, per la prima volta la loro intatta bellezza può manifestarsi come una virtù, per la prima volta la lieta festa della giovinezza può celebrarsi nella sua pompa più seducente ?

Forse una oscura memoria è nella loro ingenua femminilità, una memoria remota di essersi un’altra volta trovate insieme, nello stesso giardino, dilettandosi nella danza istessa; forse in sogno, forse in un'altra età ? 0 è un ricordo essenziale delle cose, della materia onde i loro corpi sono costruiti, talché malgrado l' inscienza le agili braccia si sollevano, le gambe avanzano, i fianchi si curvano e le teste si inclinano a costi­tuire il disegno supremo mirabile che illustra la massima nobiltà della loro struttura, che offre tutta la magnificenza che da loro può palesarsi ?

Per quanti anni, per quanti secoli terra e vita furono un orto precluso, e la gioia della bellezza e della giovinezza fu disconosciuta e respinta ? Per quanti anni, per quanti secoli furono le riapparse fanciulle tenute prigioniere in tetre case, in fumide città, costrette le membra insigni dentro saj degradanti e la loro infervorante potenza in opere mortificatici ? Quando furono libere ? Come si compì il prodigio della loro liberazione e della loro apparizione ?


E nell'anima dello spettatore affascinato si rievoca la storia della bellezza e della gioia umane in uno scorcio sintetico istantaneo, come per un'ansia mortale si rivive in un istante l’intera esistenza. Si illumina il mondo antico, la conquista assoluta dell'uomo per la sua felicità e per i suo dominio, e i fasti grandiosi di bellezza e di piacere con cui assoggettando tutto un popolo ad una sola meta, ad una sola opera, quella di allietare e di abbellire il suo trionfo. E in sommo risplende il frutto di tulle le delizie della vita nell' Ellade; e compiuta come un'opera di bellezza è più completa e più libera della più alta forma di gaudio ed ogni alto inteso come un capolavoro, una testimonianza di eternità. E poi il crollo, l’inversione tragica dell' anima universale, l'inverno gelido e deserto succeduto alla più florida estate, le tenebre fitte ai più abbaglianti splendori; indi un palpito di rinascita, un raggio di luce, una espansione vittoriosa di gioia e di bellezza, e l'uomo richiamato alla sua vera meta, godente di vita nella terra letificata è creatore di bellezza nell'atto medesimo di vita, e poi ancora la decadenza, l'abbrutimento, l'oscurità e tutti gli uomini curvi alto stesso grado in una bassa e monotona fatica nel mondo desolato; ed oggi infine, fra tanta miseria, un nuovo segno di resurrezione e di ravvedimento, un'alba lontana, una speranza; e se non l'opera, se non la realtà rifatta bella e gioconda, una visione di sogno, l’intuizione fervida di ciò che sarà e l’ansia febbrile di rinnovare.

L'umanità dalla fonda vallata risale verso i piani elevati e tende alle radiose vette abbandonate ove la vita raggiunge l’intensità più vibrante e l’ampiezza più solenne, e se esita per l'ignoto cammino tuttavia non falla, un inconsapevole ricordo la dirige; e se nella prima conquista ristà, come confusa per la sua istessa fortuna, il medesimo ricordo inconsapevole le a riconoscere i beni riacquistati; e se nel primo istante di libertà e in quella più elevata posizione esita a spiegare tutto il suo impeto, a risplendere della sua vera maestà, non tarda tuttavia a goderne a seconda del suo istinto originale e ad apparire sotto l'aspetto più degno in cui già si compose. Cede l'inverno alla primavera, cede lo squallore desolato alla nuova fioritura, tutto si rinnova, appare sotto un aspetto nuovo, e le tre vergini prigioniere, in cui io amo di figurare la vita, la gioia e la bellezza, rifatte libere dopo una prigionia secolare, rientrano quasi stupite nel loro obliato dominio e riprendono inebriate l’antica danza, l’antico fascino da tempo immemorabile interrotti e in cui rifulse una delle perfezioni insuperabili del mondo.

 

Così duplicemente nella sua apparenza materiale e nella sua significazione profonda penetrò nel mio spirito il quadro che il Laurenti ha chiamato Fioritura nova e se lo prescelsi quasi a guida di questo studio intorno all'opera vasta dell' artefice pensoso, e se sopra di esso già a lungo fermai l’esame si è perché esso compendia in grado eminente le qualità del suo autore ed esprime tipicamente in una forma concreta uno dei palpiti essenziali dell' arte moderna.

II carattere, l’ansia, il fervore più immateriale ed intimo delle ricerche, delle aspirazioni che si stanno spiegando nell’arte nostra e di quelle tendenze più generali di tutto il nostro sistema di civiltà si rispecchiano con una profonda delicatezza in questa visione del Laurenti. E’ proprio una sottile ma significante vibrazione delle anime che egli fissò con segni di luce. Oh! L’inesperienza, l’esitanza di quelle ignude fanciulle ad atteggiarsi nella più nobile posa dei loro corpi, pur trovandone la linea! Ma è tutta l’inesperienza desiderosa dell' anima moderna, che uscita di lunga servitù può di nuovo, appena adesso, muoversi liberamente a seconda dei veri istinti delta vita, senza costrizione di vesti, di finzioni onde prima era oppressa! Ma è tutta l’incertezza dell'arte che può slanciarsi verso il sogno più insigne di bellezza, che può rivelarsi ancora nella vita fuori da tutti quei pesanti indumenti sotto i quali doveva prima presentarsi.

L’intreccio dei nudi e il loro istesso disegno nulla ha di classico, non e impeccabile, non afferma una bellezza definitiva, ma in ciò consiste il tratto geniale dell' artefice e la sua corrispondenza vitale con il suo tempo e con il suo ambiente. Un gelido accademico, un tecnico senz'anima, un mediocre disegnatore avrebbero facilmente potuto, senza alcun sacrificio d'ingegno, riprodurre su una tela una specie di gruppo delle tre grazie, rigidamente esatte di forma e di posa. E dopo ? L'opera non avrebbe avuto alcun valore speciale, non avrebbe espresso nulla di nuovo e non avrebbe avuto rapporto alcuno con la civiltà nostra. Una artifiziosità insignificante, fredda, superflua addunque, una cosa morta.


Ora io penso che il Laurenti ebbe invece nel proposito di fornire, come l'artefice classico, una sensazione di pura bellezza, come lo ebbe il Botticelli, quando, ad esempio, raffigurò, la nascita di Venere; ma il sommo maestro fiorentino non rifece già la perfezione ellenica, ma creò la Venere del suo tempo, figurando la bella creatura allora vivente, e l’artefice moderno non riprodusse già una visione classica, ma rappresentò celebrata la donna dell'oggi nella sua vigorosità un po' aspra, con un certo impaccio nella sua nudità manifesta, con il gesto nervoso che non ha più la consuetudine del moto pubblico solenne. Forse a questo risultato l’artista sarà arrivato incoscientemente, ma questo nulla toglie al suo merito e mostra anzi che la sua anima, al pari della pianta sana e vivida che si trasforma e si nutre con ciò che la stagione e l’aria le apportano, sente tutte le impercettibili mutazioni della stagione sociale ed è aperta a tutti i soffi vivificatori che le pervengono dall'intorno.

Ed oggi le condizioni della civiltà non sono certo quelle che debbono determinate una manifestazione d’arte sontuosamente magnificatrice, definitivamente perfetta come quella ellenica. Tutto il complesso delle energie sociali ha appena ora iniziata la propria restaurazione; dal deprimente regime stabilitosi e perdurato per quasi tutto il secolo testé finito, ora soltanto si accenna a risalite verso quelli ideali più vasti di dominazione proprii dei grandi tipi classici di civiltà; ed è un vivo fermento di individui e di masse, un risuscitarsi di virtù e di aspirazioni per organizzarsi sopra un nuovo e grandioso schema su cui potrà ricostituirsi la maestà di un impero. Ma tutto questo e finora in divenire, e allo stato di tensione; sono le anime anelanti al futuro dominio, alla futura grandezza, aspettanti i nuovi eroi e le future gesta; sono i popoli in moto, e lentamente e sordamente ancora, per adempiere al loro nuovo destino, per accaparrarsi la futura supremazia; sono le classi sociali in conflitto per disporsi sopra un nuovo equilibrio, capace di sopportare l'espansione di nuove e innumerevoli forze o per instaurare un nuovo ordine di potestà, una sovrapposizione di strati sociali con la preminenza delle moltitudini sterminate.

 

Ed ecco che ora ci si palesa per intero il merito della figurazione del Laurenti, ecco che ci si schiarisce il sommo pregio di quella vereconda perplessità con cui sembrano materiate le ignude fanciulle, ecco che l'esitazione, l'immaturità di quella femminilità assumono una importanza profonda, poiché costituiscono la rappresentazione artistica comprensiva,il simbolo palpitante e del punto a cui è arrivata oggi la corrente ascensiva della civiltà e dell'ansia della coscienza moderna e del grado di fioritura dell'arte medesima.

E quando il Laurenti, non ritornando sul medesimo argomento, come erroneamente fu detto, ma cercando di completare il suo pensiero a seconda del primitivo intento, che era quello di porre in confronto la gioconda bellezza del mondo ellenico con la tristezza contemporanea, dipinse il Parallelo , che ora si trova esposto a Venezia, e in una tavola del dittico figura tre fanciulle rallegrantisi ignude nel giardino opimo di frutti, egli non ci diede neppur questa volta una raffigurazione classica. E forse questa volta la sua volontà mirava più precisamente a questo scopo. Anche per far risaltare l’antitesi delle due composizioni e perché meglio se ne illustrasse il significato, il Laurenti forse si propose di far sentire il senso ellenico più distintamente che nella Fioritura nova. Ma l’eccellenza della sua anima di artista compenetrata di tutti i palpiti più vitali di modernità forzò l'occhio e la mano, talché ne derivò una visione, che se è più definitiva, più sicura della Fioritura è più definitiva nell' esprimerci un tipo risolutamente moderno, una creatura che proprio adesso è scaturita perfetta dalle anime nostre.

 

Come l'artefice greco, il Laurenti trovò la linea definitiva, non già ricopiando il classico modello, rifacendo una figura morta e scomparsa per noi, ma come l'artefice greco in questa linea racchiuse e glorificò la più bella femminilità del suo tempo, il Laurenti vi significò la femminilità già vivente in parte, ma più ancora dominante nel nostro sogno desideroso. Le fanciulle della Fiorita nova, se pur belle e piacenti, non erano l'affermazione risoluta, di un tipo nuovo, non incarnavano spiccatamente quella visione di femminilità che può ricavarsi dalla orientazione ultima del gusto moderno, i loro volti, i loro corpi potevano adattarsi a tendenze diverse; non cosi le fanciulle del Parallelo, nel pannello detto Olimpiade LXXX. vi ha qui specialmente la figura di sinistra, la più significativa e la più affermata, quella di cui il volto risplende di un fascino ancora ignoto attraverso gli occhi incantevoli e perturbatori ed è circondata da una aureola irrequieta di capelli, come fasci di luce attorno a una cometa; vi ha questa figura, dico, la quale riassume una delle supreme forme del moderno estetismo femminile.

Il suo è veramente il tipo nuovissimo portato dalle nostre più recenti predilezioni, delle nostre più eccessive invocazioni, la creatura affascinante, ambigua, misteriosa per la magia degli sconosciuti destini che Ella porta in sé, delle gioie inaudite di cui è capace, degli eccessi di bene e di male che potranno prorompere dalla sua anima indomita, per la fluidità snella, attorcente, nervosa delle membra, ora distese arrovesciate in un languore spasmodico, ora scattanti in impeti deliranti. E’ invero il fiore prodigioso, intenso e quasi morboso delle civiltà nuove, il fiore immaginato de' desideri esaltati oltre ogni confine, il premio, la conquista quasi inafferrabile verso cui si tendono le mani febbrili e avide, il fiore commisto di carne e di anima emanante un profumo di perdizione e di resurrezione, la creatura insommessa che vuole adempiere a tutta la sua intatta volontà, la promessa che tutte le riassume, il sogno della poesia e della tragedia moderna.

 

 

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