Pillole d'Arte

 
 
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(Fonte : Emporium - nr. 94 - Ottobre 1902)

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ESPOSIZIONE QUADRIENNALE DI BELLE ARTI IN TORINO

 

IL RITRATTO, IL GENERE E LA SCULTURA.

Il ritratto non è largamente rappresentato. Già si e parlato del Grosso. Dopo il Grosso, eccelle il Ferrari, nel quale sono qualità spontanee di interprete delicato. II Gaidano con lo studio pel Duca d'Aosta è giustamente lodato. Ma anche i buoni cadono nel pericolo, dirò cosi, commerciale. La tela è affrettata. Una rassomiglianza relativa pare che basti a licenziare il quadro. Da questo appunto pare si allontanino il Cavalla, il Juglaris nel ritratto di Edoardo Calandra. Ma vi cadono dentro l'Olivetti, che vorrebbe, in fondo all'animo, dare di più e ci cadono tutti questi assaggi di pittura minuta, di dilettantismo che vanno dalle testine di fanciulle, di bimbi, alle ruvide fisionomie di vecchi cadenti. Il Giani ha un buon ritratto in rosso ed il Ferro ne ha tre eccellenti. Tra il bimbo d'una fattura velasquesca e la signorina in piedi, di tendenza aristocratica, e preferibile il ritratto di uomo che è stato considerato come una delle opere migliori dei giovani artisti piemontesi.

Il genere trova ancora dei tenaci artefici che lo seguono. Celestino Turletti dà la sua nota arguta. Il Piana riproduce uno dei suoi consueti interni, Rossi Luigi ha buone note di tonalità viva. Così il Pennasillico, lo Zezzos, il Rossi Alberto, innamorato d'Oriente, il Bazzaro, il Dall'Oca Bianca, il francese Vaugnat, animalista, antico amico del Fontanesi, e l'Onetti che si compiace anche del quadro di piccole dimensioni.


La scultura, con il Canonica, il Rubino, il Romagnoli, il Marsigli, il Ceccarelli, ha in questa esposizione la sua notevole parte. Anzi, quest'anno le si e voluto riservare il grande salone d'onore. Delle settanta e più opere esposte, non tutte meritano un accenno. Ma alcune poche sono veramente degne di essere particolarmente notate. Cosi, il Canonica col ritratto del Pasini ed il busto di fanciulla tiene alto il posto che si è guadagnato. Ed il Rubino conquista maggiori simpatie colla Madonnina ed il ritratto di bambina ; è in entrambe le opere un sentimento, una sincerità espressa con coscienza fervorosa di artista; ma nella seconda è ancor più notevole la cara pieghevolezza del marmo ad esprimere un pensiero recondito che si spande con una tristezza dolce sul viso.

Il Monti, giovane assai, in Rovi e spine dà un' opera solida che in altro ambiente, in altro momento, avrebbe avuto forse altra fortuna. L'Ugo di Palermo ha un buon busto, campato con sicura franchezza, e il Romagnoli col ritratto della Grammatica supera difficoltà vivissime. II Bialetti ha un torso stupendamente modellato, ma piace forse maggiormente nella libera sbozzata del modello pel monumento a Cavallotti. Vi e qui solo un frammento del basamento. Ma come appare leggera la modellazione e ampio e solenne il moto di questo gruppo che procede, stesa l'asta della bandiera!

Buone impronte hanno il Bugatti di Milano, il Biscarra ed il Barbella. Luigi Calderini ha delle graziose impressioni d'animali. Urbano Nono uno squisito bronzo Al nuoto. Il Contratti nobili busti.

Ragione vuole che si spenda ancora qualche parola sui disegni e le acqueforti. L'esposizione di bianco e nero, che ebbe esito così fortunato a Roma, non ha impedito agli artisti colà festeggiati, di esporre qualche saggio a Torino. Ed è con vera compiacenza che si notano i buoni acquerelli, agili, accurati del Macchiati per illustrazioni di libri. L' intento solo a cui mira il Macchiati, di ridare al libro la sua antica bellezza esteriore, dovrebbe interessare vivamente il pubblico verso quest'opera, che non è delle solite e delle comuni. Il Vitalini tenta,com'è noto, l'acquaforte a colori : e le sue impressioni di campagna romana sono condotte con bel garbo e raggiungono notevoli effetti di tinta e di vigore. Il Turletti, con il ritratto del Generale Garibaldi, inciso per commissione della Calcografia reale, non ottiene i risultati che ha saputo molte volte ricavare dal rame. Degni di particolare ed onorevole menzione sono le acqueforti del Fichart e del Miti-Zanetti, gli acquerelli del Ferrari, ed i fusains del Vercelli e del Bozzetti ; ma sovrabbondano in queste sezioni, che io continuo a considerare importantissima e che invece le esposizioni non cercano di sollevare dalla loro solita povertà, le opere dei dilettanti: e quindi anche le cose buone subiscono l'influenza, la vicinanza delle cose cattive, senza che dal confronto il bello si distacchi dal brutto. Per fortuna il Vetri trionfa sulle piccinerie altrui, con la serie di abbozzi e di studi per freschi, nei quali è così viva, così perspicace, così brillante la mano dell'artista. Limpida esce la sua fisionomia pittorica da queste brevi carte, in cui v' è la dolcezza suasiva d'una Madonna toccata con delicatezza antica, ed il rapido movimento di scene istoriche e mitologiche, sentite veramente con la grandiosità del fresco che dà gloria e lusinghe agli austeri palazzi.

E' stata una rapida rassegna. Comunque, c'è tanto da dimostrare come le cose buone non manchino a questa Quadriennale. Bastava solo che l'ambiente fosse più caldo, più cordiale per metterle in rilievo e per mostrare al pubblico, con serietà e con amore, il lavoro degli artisti italiani, chiamati a raccolta in una festa solenne ed indimenticabile per le arti e le industrie di tutto il mondo.


EFISIO AITELLI                  
 

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